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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

A Bologna bimbo nasce a bordo di un bus Tper

La conducente Niurka Roman e alcuni passeggeri hanno assistito la madre prima dell’arrivo dei soccorsi

Un bambino è venuto alla luce su un autobus Tper a Bologna, mentre il mezzo percorreva via Saffi. La madre e il neonato sono stati poi trasferiti all’ospedale Maggiore e risultavano in buone condizioni.

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Il parto davanti all’ospedale

L’autista Niurka Roman ha raccontato di aver riconosciuto la donna, salita in precedenza alla stazione, quando un passeggero ha segnalato che si sentiva male. La conducente, che lavora da tre anni per Tper ed è originaria di Cuba, ha chiesto agli altri presenti di aiutarla a respirare, anche attraverso gesti, perché la passeggera non parlava italiano.

Il mezzo si trovava nei pressi di Porta San Felice e avrebbe dovuto imboccare via Saffi. Roman aveva pensato di proseguire direttamente verso il Maggiore, ma la situazione è precipitata: la donna ha iniziato a spogliarsi e a spingere. Una studentessa di ingegneria ha quindi avvertito che la testa del bambino era già visibile.


Passeggeri al fianco della madre

A quel punto l’autista ha arrestato l’autobus davanti all’ospedale, è scesa dal posto di guida e ha assistito alla nascita. Dopo il primo pianto, ha preso un pareo che teneva sul sedile e lo ha consegnato alla studentessa, chiedendole di avvolgere il neonato.

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Roman e la giovane sono rimaste accanto alla madre, mentre gli altri passeggeri contattavano i soccorsi. Poco dopo è arrivato il 118, che ha accompagnato la donna e il figlio in ospedale per il ricovero.


Il racconto dell’autista

La conducente ha descritto l’episodio come «un abbraccio di umanità». Ha spiegato che, pur dovendo mantenere il controllo del mezzo, ha potuto contare sulla collaborazione delle persone a bordo, che hanno seguito le sue indicazioni e si sono divise i compiti.

«Quello che è successo mi resterà nel cuore», ha detto Roman, ricordando l’emozione provata durante quei momenti. Per l’autista, l’aiuto offerto alla madre ha trasformato un’emergenza a bordo in un intervento collettivo, concluso con l’arrivo del bambino e l’assistenza sanitaria.

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