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Cronaca 2 min di lettura20 ott

A 103 anni sfida il tempo: il gesto di zia Teresina non cambia

A Esterzili Teresa Loi continua a chiudere a mano i culurgiones, dopo una vita segnata dal lavoro, dalla famiglia e da grandi sacrifici

Per Rosina, la figlia maggiore nata cieca, Teresa Loi non si arrese mai. Anche senza saper leggere né scrivere, affrontò più volte il viaggio verso Torino nella speranza di trovare una soluzione per restituirle la vista.

«Mio marito era contrario, ma io ero più testarda di lui», ricordava Teresa, che per quelle trasferte prendeva la nave insieme alla figlia. In una di quelle occasioni vennero sistemate nella stiva e l'acqua arrivò fino ai piedi: un momento che le fece temere il peggio.

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Una famiglia costruita tra perdite e fatica

La vita di Teresa, vedova dal 1998, è stata legata soprattutto alla famiglia. Con il marito Claudio Deiana, conosciuto in paese come Tziu Chirreddu, ebbe nove figli; oggi è nonna e bisnonna, ma ha dovuto affrontare anche dolori profondi.

Tre figli morirono quando erano ancora giovani e Rosina, scomparsa all'improvviso nell'autunno del 2024, fu l'ultima grande perdita. «Eravamo giovani ed erano anni difficili, erano più i sacrifici delle gioie», raccontava parlando di un'esistenza dedicata a far crescere i figli con dignità.


Il paese davanti agli occhi

A 103 anni, nella sua abitazione di Taccu, Teresa continua a dedicarsi alla preparazione dei culurgiones. Le sue mani lavorano la pasta con rapidità e precisione, formando la caratteristica chiusura a spiga, mentre accanto a lei si alternano la figlia e la nipote.

Dalla casa osserva Esterzili e il Monte Santa Vittoria; dal cortile riesce anche a seguire le partite della squadra locale. La cucina resta ancorata alle sue consuetudini: il minestrone è stato per decenni il piatto preparato per tutti, mentre ogni giorno il caffè viene accompagnato dai savoiardi sardi di Fonni.

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Dall'infanzia al matrimonio mancato

Teresa, penultima di nove fratelli, crebbe nella Barbagia di Seulo in un periodo di ristrettezze. A dieci anni lasciò i banchi per lavorare come balia presso famiglie agiate o nelle case delle maestre. «Ci davano la farina con la tessera», ha raccontato, spiegando che in una famiglia numerosa ciascuno doveva dare il proprio contributo.

Avrebbe voluto raggiungere Cagliari, ma il padre non le permise di partire da sola. Ancora adolescente ricevette una proposta di matrimonio da Egidio, un giovane del paese rientrato dal fronte che lei non aveva mai conosciuto; le pratiche erano già state avviate, quando il ragazzo scomparve e venne trovato morto pochi giorni dopo in campagna.


Il lavoro non si è mai fermato

Dopo quella tragedia Teresa pensò che non avrebbe più avuto marito. In seguito incontrò Claudio Deiana e con lui condivise una lunga storia familiare, fatta di impegno quotidiano e responsabilità.

Oggi, mentre ripete il gesto imparato da bambina, zia Teresina resta per Esterzili una presenza familiare. La chiusura dei culurgiones, eseguita ancora senza esitazioni, conserva così la memoria di un'intera vita.

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