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Calcio 2 min di lettura1 ora fa

Roma e Inter, la mente dietro rimonte e svantaggi

La preparazione neurocognitiva aiuta i calciatori a gestire attenzione, fatica mentale e pressione durante la partita

La Roma ha subito due rimonte in Champions League contro Real Madrid e Manchester United, mentre l’Inter è spesso costretta a inseguire. In entrambi i casi, oltre agli aspetti tattici e fisici, entra in gioco la capacità di mantenere attenzione e lucidità nei momenti delicati.

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La pressione cambia la partita

A Manchester la Roma era avanti 0-2 e ha conservato il vantaggio fino all’83’. La squadra aveva sostenuto un grande dispendio di energie per pressare, leggere gli spazi e scegliere rapidamente le soluzioni, ma il tecnico Gian Piero Gasperini ha distinto quella gara dalla rimonta contro il Real Madrid: in Inghilterra, secondo l’allenatore, i segnali di difficoltà erano comparsi prima.

Gasperini ha richiamato anche la necessità di liberarsi della «pressione del risultato a tutti i costi». Il rigore prima parato e poi fatto ripetere ha aggiunto tensione a una fase già segnata dall’altalena emotiva. Quando la vittoria sembra vicina, il cervello può modificare inconsapevolmente il modo in cui valuta i pericoli: l’attenzione resta intenzionale, ma non sempre riesce a mantenere la stessa efficacia.


Attenzione e fatica mentale

Nel corso di una partita, il sistema nervoso deve selezionare senza sosta gli stimoli più importanti. Un calciatore deve riconoscere un movimento improvviso, trovare il compagno libero, prevedere la traiettoria del pallone e interpretare l’azione dell’avversario mentre corre, comunica e gestisce la fatica.

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A questi meccanismi partecipano anche la noradrenalina, legata alla vigilanza, e la dopamina, coinvolta nella motivazione e nell’apprendimento. Con il passare dei minuti, la fatica mentale può rallentare l’individuazione delle informazioni decisive e rendere meno rapide le scelte, anche quando restano energie per uno scatto.


Il rischio per tutta la squadra

Il problema non riguarda soltanto il singolo giocatore. Il funzionamento di una squadra dipende da una rete continua di segnali e anticipazioni: un difensore esce contando sulla copertura del compagno, mentre un centrocampista pressa sapendo che il reparto si muoverà con lui.

Se la pressione e la stanchezza riducono la precisione delle letture, il coordinamento può spezzarsi. Un movimento riconosciuto in ritardo modifica le distanze, ritarda le coperture e costringe un compagno a intervenire in emergenza. Per questo sempre più atleti lavorano sulle abilità neurocognitive, non soltanto per aumentare la reattività, ma anche per gestire aspettative e momenti di difficoltà.

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