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Calcio 2 min di lettura8 ore fa

Nuovo San Siro, il nome Generali e i posti vip

La critica riguarda il richiamo militare del nome e l’aumento delle aree riservate rispetto alla capienza complessiva

La denominazione prevista per il nuovo San Siro è Generali Stadium. Il nome ha alimentato una riflessione sulla crescente trasformazione dello stadio milanese in uno spazio orientato soprattutto agli introiti dei club.

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Il richiamo militare del nome

L’accostamento tra “Generali” e il mondo militare viene letto come un riferimento involontario al linguaggio bellico. Nel commento, la scelta della denominazione è collegata anche alla presenza di Inter e Milan, i due club destinati a utilizzare il nuovo impianto.

La critica coinvolge inoltre la pubblicità garantita alla compagnia assicurativa, indicata come l’unica beneficiaria diretta dell’omonimia. Il testo contesta poi la cancellazione della memoria di Sandro Mazzola e cita, senza nominarlo, un ex tesserato del Milan accusato di rivendicazioni legate al proprio ruolo nel calcio italiano.


Più aree riservate ai clienti

Il progetto del nuovo stadio prevede una capienza complessiva di 71.500 posti, inferiore agli oltre 85.000 disponibili al vecchio San Siro dopo i lavori per Italia ’90. La riduzione viene collegata soprattutto all’espansione di palchi privati, spazi di ospitalità e settori riservati.

Secondo i dati richiamati nel commento, i posti esclusivi dovrebbero passare da circa 1.000 a una quota compresa tra 12.000 e 13.000. Negli anni Duemila, inoltre, la capacità dell’impianto era già diminuita di quasi 10.000 unità per l’inserimento di aree riservate e per gli adeguamenti richiesti dalle norme.


Le parole su San Siro

Il ragionamento prende spunto da un intervento di Luigi Garlando, pubblicato il 30 ottobre nella rubrica “La sveglia”. Il giornalista ha accostato San Siro al ragazzo del Vangelo che consegnò a Gesù i pani e i pesci da moltiplicare, sottolineando la vocazione dello stadio a produrre eventi memorabili.

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Nel nuovo impianto, secondo l’autore del commento, quella capacità di moltiplicarsi rischierebbe però di tradursi soprattutto nella crescita dei posti a pagamento e delle zone esclusive. Il tema viene quindi ricondotto al rapporto tra passione popolare e modello economico dei due club.


Le restrizioni e il derby

Nel 2019 altri 2.350 posti erano stati chiusi a causa delle vibrazioni rilevate in tre settori del terzo anello delle due curve. La disponibilità è stata recuperata in occasione dell’ultimo derby con la rimozione dei teloni di sicurezza, dopo sette anni dalle limitazioni iniziali.

Luca Paladini, consigliere regionale lombardo e tifoso dell’Inter, ha riassunto la sua posizione con queste parole: «Il Generali Stadium è il nome perfetto per quello che vogliono farci definitivamente diventare. Non più tifosi, ma clienti».

Nel commento viene infine ricordata anche una frase dell’economista Jeffrey Sachs, riferita alla contrapposizione tra pace e bellicismo: «Vince chi fa la pace, non i bellicisti».

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