L’ex dirigente Ferré: Lewandowski rinfacciava il premio cancellato
Pascal Ferré racconta il rapporto con l’attaccante, favorito dopo una stagione da 55 reti con il Bayern Monaco.
Robert Lewandowski non avrebbe mai superato del tutto l’annullamento del Pallone d’Oro 2020. Pascal Ferré, allora responsabile del premio, ha raccontato che il centravanti polacco gli rinfacciava ancora quella decisione negli incontri successivi.
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Il ricordo di Pascal Ferré
Intervistato da Le Vestiaire, Ferré ha spiegato di avere contattato personalmente Lewandowski per informarlo della cancellazione. L’attaccante, secondo il suo racconto, non comprese fino in fondo le ragioni della scelta, maturata durante la stagione condizionata dalla pandemia di Covid-19.
«Il momento più difficile è stato sicuramente il 2020, quando abbiamo dovuto annullare il Pallone d’Oro», ha detto Ferré, ricordando che le gare si disputavano in condizioni insolite e spesso senza pubblico. L’organizzazione riteneva quindi mancassero criteri sufficientemente equilibrati per assegnare il riconoscimento.
La stagione del centravanti
In quella annata Lewandowski era considerato il principale candidato al premio individuale. Con il Bayern Monaco conquistò Champions League, Bundesliga e Coppa di Germania, confermandosi anche il miglior marcatore sia nel campionato tedesco sia nella competizione europea.
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Il polacco concluse il 2020 con 55 gol e 10 assist in 47 presenze. Numeri che, uniti ai trofei vinti dalla squadra bavarese, alimentarono la convinzione che fosse lui il favorito per il riconoscimento poi cancellato.
Il secondo posto del 2021
La stagione seguente Lewandowski arrivò comunque vicino al premio. Nella votazione si piazzò al secondo posto, alle spalle di Lionel Messi, ma quel risultato non bastò a cancellare il dispiacere per l’edizione mai disputata.
Ferré ha riferito che, quando si incontravano, il bomber gli rivolgeva sempre la stessa battuta: «Ecco l’uomo che non ha mai voluto darmi un Pallone d’Oro». Il commento, ripetuto negli anni, è stato interpretato dall’ex dirigente come il segno di un risentimento rimasto vivo dopo la decisione del 2020.
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