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Lazio, Isaksen cambia passo: quattro gol in cinque partite

L’esterno danese ha affinato le scelte e partecipa di più alla manovra della squadra allenata da Gattuso

Gustav Isaksen ha segnato quattro reti nelle ultime cinque partite con la Lazio. L’esterno danese sta mostrando una maturità diversa, costruita sulla capacità di scegliere meglio quando accelerare, servire un compagno o aiutare la squadra.

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Un rendimento diventato più continuo

Il miglioramento non riguarda soltanto il numero dei gol. Isaksen ha cominciato a incidere con maggiore regolarità sulle partite, dopo una fase condizionata dalla discontinuità della Lazio e da diversi problemi fisici, tra cui la mononucleosi e la pubalgia.

Il lavoro di Gattuso ha contribuito a valorizzarne le qualità. Quando è arrivato alla Lazio nel 2023, dopo 22 gol, 7 assist e la vittoria del campionato con il Midtjylland, il danese appariva ancora un talento difficile da inquadrare, brillante ma poco ordinato nelle sue iniziative.


Più scelte dentro la partita

In passato il dribbling sembrava spesso il punto di arrivo di ogni azione. Isaksen cercava il duello con il terzino anche quando la situazione avrebbe richiesto una giocata più semplice, finendo per alternare spunti notevoli a lunghi momenti di scarsa incisività.

Ora il suo percorso passa dalla lettura delle situazioni. Ha imparato a spostarsi verso il centro, a chiudere alcune linee di passaggio e a distinguere l’invenzione utile dal gesto cercato soltanto per istinto. La crescita, quindi, si misura soprattutto nella qualità delle decisioni e non nella quantità degli scatti.

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L’eredità delle ali danesi

Isaksen si colloca dentro una tradizione danese che ha prodotto molti esterni offensivi di talento. Karl Aage Praest, chiamato il “professore”, seppe creare spazi anche partendo dalla fascia e, dopo aver attirato l’attenzione della Juventus alle Olimpiadi di Londra del 1948 insieme a Johannes Pløger, concluse la carriera nella Lazio di Jesse Carver.

Negli anni Settanta Allan Simonsen impose velocità e tecnica con il Borussia Mönchengladbach. È tuttora l’unico calciatore danese ad aver vinto il Pallone d’oro. In seguito arrivarono l’eleganza di Brian e Michael Laudrup, oltre alle caratteristiche differenti di Jesper Olsen, Martin Jørgensen, Grønkjær e Rommedahl.


La fascia non è più un limite

La scuola danese ha spesso interpretato l’ala come un giocatore capace di vivere di strappi, intuizioni e iniziative individuali. Isaksen non ha abbandonato questa componente del proprio gioco, ma sta imparando a inserirla in una partecipazione più ampia.

Con la Lazio collabora nella fase difensiva, recupera palloni e sostiene Floriani nei compiti di marcatura. La fascia resta la sua zona preferita, ma non rappresenta più il perimetro delle sue azioni: il danese prova a ragionare anche per i compagni e a gestire meglio i momenti della gara.

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