Fredy Guarin, ex Inter: «L’alcol mi ha inghiottito»
L’ex centrocampista colombiano racconta dipendenza, pensieri suicidi e legame con il Porto alla vigilia della gara di Champions
Fredy Guarin ha raccontato la sua lotta contro alcol e depressione, ammettendo di avere pensato più volte al suicidio. L’ex centrocampista di Inter e Porto oggi porta la propria esperienza nelle scuole e nei settori giovanili per mettere in guardia i ragazzi.
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Il racconto della dipendenza
Guarin ha spiegato di avere iniziato a bere già durante la carriera, non per stare in compagnia ma per una necessità diventata incontrollabile. L’alcol lo seguiva a casa, nei ristoranti e dopo gli allenamenti: il campo rappresentava l’unico momento in cui riusciva a non pensare ai suoi problemi.
Quando la situazione precipitò a Milano, i dirigenti dell’Inter chiesero ai suoi procuratori di allontanarlo dall’Italia. Il trasferimento, però, non risolse nulla. «Ero completamente preso dall’alcol», ha detto ricordando quel periodo, nel quale sentiva di avere fallito sia nello sport sia nella vita privata.
Il colombiano ha parlato anche della depressione e dei momenti in cui ha rischiato di togliersi la vita. Un tatuaggio scelto da lui, con il riferimento alla paura della morte e del carcere, è diventato il simbolo di una condizione che ha descritto come una prigione personale.
Il lavoro con i ragazzi
Da circa un anno Guarin sta provando a ricostruire la propria quotidianità. Incontra studenti e giovani calciatori, raccontando cadute, fragilità e conseguenze delle proprie scelte con l’obiettivo di impedire ad altri di ripetere gli stessi errori.
«Ho toccato il fondo, adesso sto risalendo. Mi sento meglio, inseguo la felicità», ha dichiarato. L’ex giocatore ha aggiunto di conoscere bene il rischio di ricadere e di non voler sottovalutare la dipendenza, anche se oggi cerca di tornare alla serenità provata quando segnava con il Porto e in Italia.
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Il legame con il Porto
Guarin ha vestito la maglia del Porto dal 2008 al 2012 e considera ancora il club portoghese una parte della propria famiglia. In quella città è nata anche la sua prima figlia, un legame personale che si aggiunge ai ricordi costruiti sul campo.
Alla vigilia della partita di Champions League contro il Napoli, l’ex centrocampista ha descritto la squadra allenata da Francesco Farioli come ben organizzata e capace di valorizzare i giovani. Tra i giocatori da seguire ha indicato il danese Froholdt, il sudcoreano Hwang e Gabri Veiga, oltre agli ex protagonisti della Serie A Gimenez e André Silva.
Un’attenzione particolare è stata riservata a Pepê, esterno brasiliano considerato pericoloso nell’uno contro uno. Guarin ha invitato il Napoli a non concedergli spazio, pur riconoscendo le qualità della formazione guidata da Massimiliano Allegri.
Il ricordo dell’Inter
L’ex nazionale colombiano ha detto di conservare un forte affetto per l’Inter e ha ricordato di essere rimasto a Milano anche quando Antonio Conte lo avrebbe voluto alla Juventus. In quel periodo aveva ricevuto interesse anche dal Galatasaray di Roberto Mancini, ma alla fine non lasciò il club nerazzurro.
Guarin ha ammesso di non avere espresso il proprio miglior rendimento con l’Inter e di provare ancora dispiacere per il modo in cui si concluse quell’esperienza. Su Allegri ha espresso un giudizio positivo, definendolo «uno dei migliori tecnici italiani» e sottolineandone l’organizzazione difensiva e la capacità di preparare la fase offensiva.
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