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Calcio 3 min di lettura5 ore fa

Dati e creatività: così l’AZ forma i suoi giovani calciatori

Il club olandese misura capacità cognitive, maturazione fisica e creatività per formare calciatori oltre i risultati giovanili

L’AZ Alkmaar ha costruito il proprio settore giovanile su analisi dei dati, test neurologici e percorsi legati alla maturazione fisica. Dal vivaio olandese sono passati, tra gli altri, Teun Koopmeiners, Tijjani Reijnders, Vangelis Pavlidis, Jayden Addai ed Ernest Poku.

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Il metodo ispirato da Billy Beane

A sostenere l’approccio basato sulle statistiche è stato anche Billy Beane, l’ex dirigente degli Oakland Athletics reso celebre dal film “L’arte di vincere”. Beane ha collaborato direttamente con l’AZ, contribuendo a sviluppare l’attenzione del club verso i dati e detenendo per un periodo il 5% delle quote societarie.

La sua influenza si è concentrata soprattutto sulla formazione dei giovani e sulla ricerca di giocatori con caratteristiche ancora da valorizzare. Milos Kerkez, Jens Odgaard e Troy Parrott sono alcuni dei calciatori individuati fuori dall’accademia dell’AZ attraverso questo tipo di approccio.


Test per leggere le capacità

Dai 12 anni circa, i ragazzi vengono sottoposti anche a prove pensate per osservare attenzione, memoria, rapidità di elaborazione e capacità di adattamento. L’AZ collabora da anni con BrainsFirst, azienda che propone esercizi digitali sotto forma di giochi per raccogliere informazioni sulle abilità cognitive.

I risultati non vengono usati da soli per decidere il futuro di un calciatore, anche perché a quell’età lo sviluppo cerebrale è ancora in corso. Le indicazioni servono però a comprendere meglio le caratteristiche di ogni ragazzo e a ipotizzare il ruolo più adatto: chi gestisce numerosi stimoli nello stesso momento può essere orientato verso il centro del campo, mentre chi ha bisogno di meno informazioni simultanee può trovarsi meglio sulle fasce.


Prima la creatività, poi la tattica

Nel settore giovanile dell’AZ la tattica viene esclusa fino ai 16 anni. Gli allenatori ruotano inoltre tra diverse squadre: un tecnico degli adolescenti può affiancare anche una formazione Under 12, così da condividere metodi e confrontarsi con colleghi di età differenti.

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Al posto degli schemi vengono proposte situazioni studiate per sviluppare abilità specifiche. Un difensore può allenarsi con palline da tennis tra le mani per evitare di ricorrere alle trattenute, mentre a un terzino può essere impedito di occupare una determinata zona difensiva per incoraggiarne la propensione alla spinta.


Allenarsi in condizioni scomode

Il club cerca di abituare i calciatori a risolvere i problemi senza affidarsi sempre a istruzioni consapevoli. Gli esercizi introducono quindi ostacoli e limitazioni che spingono il corpo a reagire rapidamente, prima che il ragionamento rallenti la scelta.

Questa impostazione ha accompagnato anche la crescita della squadra che nel 2023 ha conquistato la Youth League con Addai e Poku. In quella competizione l’AZ ha alternato un atteggiamento più prudente in semifinale a una finale dominata attraverso il possesso palla.


La maturazione prima dell’età

Gli allenamenti non vengono organizzati sempre in base all’anno di nascita. Il club ricorre al raggruppamento per maturazione biologica, valutata anche attraverso esami relativi a ossa e muscoli, per non favorire automaticamente i ragazzi sviluppatisi prima.

L’obiettivo è ridurre il rischio che un talento venga scartato perché fisicamente indietro rispetto ai coetanei. Nei centri dell’AZ si utilizzano inoltre campi con superfici diverse, dall’erba alla sabbia e all’asfalto, mentre la realtà virtuale viene impiegata per esercitare le capacità decisionali e rivedere le azioni da una prospettiva immersiva.

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