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Calcio 2 min di lettura1 ora fa

Cesena, Di Taranto lascia: fiducia nel successore Mencucci

L’ex direttore generale ha spiegato l’addio dopo due anni e mezzo, criticando i tempi dell’esonero di Mignani.

Corrado Di Taranto non è più il direttore generale del Cesena. L’uscita del dirigente è stata ufficializzata giovedì sera, dopo due anni e mezzo trascorsi nel club romagnolo.

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Le ragioni dell’addio

Parlando con Il Resto del Carlino, Di Taranto ha spiegato di aver scelto personalmente di interrompere il rapporto per avvicinarsi alla propria casa. «Era terminato un percorso, ma soprattutto è stata una scelta personale per potermi riavvicinare a casa», ha detto l’ex dirigente.

Di Taranto ha comunque descritto il Cesena come una società solida e ha espresso apprezzamento per Sandro Mencucci, indicato come il dirigente destinato a raccogliere il testimone. Tra i due, ha raccontato, c’è una conoscenza ventennale maturata attraverso i rapporti nel mondo della Lega, anche se non hanno mai lavorato insieme nello stesso club.


Il bilancio a Cesena

Nel suo racconto hanno trovato spazio anche i ricordi legati alla piazza, allo stadio e ai tifosi. Il dirigente ha sottolineato l’affetto ricevuto e la genuinità delle persone incontrate durante l’esperienza in Romagna.

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Sul piano sportivo, il Cesena ha centrato i playoff nella prima stagione di Serie B e li ha mancati di poco in quella successiva. Di Taranto ha indicato la vittoria di Venezia come il momento più significativo, perché in quell’occasione ha percepito la nascita di un gruppo convinto delle proprie possibilità.


Le scelte sulla panchina

Tra i passaggi più delicati ha ricordato la sconfitta di Carrara del 29 dicembre, che ha aperto le prime tensioni con Michele Mignani. Nella stagione successiva, invece, l’allontanamento dell’allenatore per lasciare spazio a Francesco Calzona e la rinuncia al direttore sportivo Fusco hanno prodotto uno dei periodi più difficili del suo mandato.

A posteriori, Di Taranto ha espresso una valutazione netta sulla gestione tecnica: «Non avrei esonerato Mignani e avrei lanciato Cole a inizio anno». Secondo l’ex direttore generale, la tempistica delle decisioni ha generato instabilità nella parte finale del campionato; la sua alternativa sarebbe stata concludere la stagione con Mignani, chiedendogli di valorizzare maggiormente i giovani della rosa.

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