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Calvarese critica il richiamo del Var in Como-Venezia

L’ex arbitro contesta il richiamo di Cosso e richiama la soglia d’intervento fissata da Orsato nelle prime giornate.

Il rigore assegnato al Venezia e poi revocato in Como-Venezia era corretto: Marco Milla aveva intercettato il pallone con il braccio. Lo sostiene Gianpaolo Calvarese, secondo cui il richiamo al monitor ha portato Maria Sole Ferrieri Caputi a cambiare decisione.

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Il giudizio sull’episodio

L’ex arbitro considera determinante la chiamata di Rosario Cosso, intervenuto dalla sala Var per suggerire una revisione dell’azione. Ferrieri Caputi aveva inizialmente valutato il movimento di Milla come un fallo di mano e, oltre a concedere il penalty su Douvikas, aveva riconosciuto anche una simulazione.

Dopo il controllo delle immagini, però, la direttrice di gara ha ritirato la decisione. «Il rigore c’era», ha osservato Calvarese, sottolineando che l’errore non nasceva dalla lettura effettuata in campo, ma dall’intervento successivo della tecnologia.


La linea di Orsato

L’episodio ha inoltre segnato una discontinuità rispetto all’indirizzo seguito nelle prime giornate sotto la supervisione di Daniele Orsato. In 11 revisioni sul terreno di gioco, soltanto una aveva portato alla cancellazione di un rigore: quella del derby, quando il pallone aveva colpito Gila sul petto e non sul braccio, come inizialmente aveva giudicato Marco Guida.

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Quella soglia elevata impone al Var di non intervenire davanti a valutazioni soltanto discutibili. Secondo Calvarese, lo stesso criterio era stato applicato in altri episodi, compresi alcuni rigori non corretti e la valutazione di un fallo precedente a una rete in Venezia-Inter.


Le reazioni del designatore

Per questo Orsato sarebbe apparso contrariato al termine della gara di Como. La scelta di Cosso, pur inserita in una serie di errori già verificatisi nelle prime giornate, ha avuto un peso ulteriore perché si è allontanata dalla linea condivisa da squadre e allenatori.

Calvarese ha definito l’intervento del Var «un errore in controtendenza» rispetto alla soglia stabilita dal designatore. Il caso di Como-Venezia riapre così il confronto sui limiti entro i quali il supporto video deve correggere una decisione arbitrale.

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