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Calcio 2 min di letturaAggiornato 8 min fa

Calciatori, il fondo di fine carriera finisce sotto esame

La causa avviata da Emiliano Viviano riaccende i dubbi su bilanci, investimenti immobiliari e modalità di riscossione.

Aggiornamento delle 10:53

Di recente sono arrivate oltre 600 richieste di liquidazione delle somme maturate dagli iscritti al Fondo. Il pagamento, infatti, non scatta automaticamente e deve essere sollecitato dall’ex calciatore.

La gestione del fondo di fine carriera dei calciatori è al centro di nuove verifiche. La Figc, con Giovanni Malagò commissario, vuole esaminare il funzionamento dell’organismo e le modalità con cui vengono amministrate le somme accantonate dagli atleti.

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La causa promossa da Viviano

A sollevare il caso in tribunale è stato l’ex portiere Emiliano Viviano. A febbraio aveva chiesto di consultare i bilanci del Fondo, ma la richiesta era stata respinta.

Il Tribunale di Roma ha quindi emesso un decreto ingiuntivo per obbligare l’ente a consegnare la documentazione. Il Fondo ha presentato opposizione e la prima udienza è stata fissata per il 1° dicembre 2026.

La controversia riguarda anche la possibilità, per i calciatori, di conoscere con precisione la propria posizione. Tra le contestazioni segnalate figurano la difficoltà di accesso ai dati, la limitata chiarezza sugli investimenti immobiliari e possibili anomalie nel calcolo della rivalutazione.


Come vengono accantonate le somme

Il Fondo di accantonamento delle indennità di fine carriera è nato nel 1975 su iniziativa di Figc, leghe e associazioni di categoria. Nel consiglio di amministrazione siedono Umberto Calcagno, presidente dell’Aic, Renzo Ulivieri, alla guida dell’Aiac, e Leonardo Grosso.

Il meccanismo prevede un prelievo obbligatorio dallo stipendio, stabilito dal contratto collettivo. Complessivamente viene accantonato il 7,5% della retribuzione mensile: il 6,25% è versato dalla società e l’1,25% dal calciatore, con un limite di 8.360,33 euro.

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Il denaro dovrebbe essere investito e poi restituito al termine dell’attività professionistica. Tuttavia, la liquidazione non scatta automaticamente: il giocatore deve presentare una richiesta. Per questo alcuni ex professionisti avrebbero lasciato nel Fondo somme maturate senza riscuoterle.


Patrimonio e risposta dell’Aic

La gestione degli investimenti è affidata a Sport Invest 2000, società per azioni controllata dal Fondo. Nel suo consiglio figurano ancora Grosso, Calcagno e Ulivieri. Il patrimonio immobiliare supera i 197 milioni di euro, ma gli immobili devono essere venduti prima di poter trasformare quei beni in liquidità.

Secondo lo statuto, il Fondo avrebbe dovuto fornire ogni anno una relazione alla Federazione e alle leghe. La vicenda si è sviluppata mentre i rapporti tra Malagò e le organizzazioni sindacali del calcio sono tesi: Aic e Aiac hanno sostenuto Adriano Galliani nella corsa alla presidenza federale, mentre nell’Assocalciatori è presente da mesi un’opposizione interna.

Calcagno ha respinto i dubbi sulla solidità dell’ente: «Il Fondo gode di ottima salute e i soldi ci sono per tutti». Il presidente dell’Aic ha aggiunto che il rendiconto 2024/25 è stato pubblicato sul sito ufficiale e che il bilancio della stagione successiva dovrebbe chiudersi con un utile di circa 1,7 milioni, destinato per l’80% agli iscritti.

Calcagno ha inoltre riferito della vendita di un immobile a Milano, operazione che dovrebbe portare 18 milioni di euro nelle casse del Fondo. Sul caso Viviano ha sostenuto che l’ex portiere avrebbe già ricevuto quanto dovuto e ha definito la richiesta di esaminare diciotto anni di gestione un controllo generale riservato agli organi previsti dallo statuto.

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