Vassallo, l’appello della Procura: l’assoluzione di Ridosso torna in discussione
I magistrati contestano la sentenza e indicano nel sopralluogo ad Acciaroli e negli atti precedenti alle confessioni elementi decisivi per l’accusa.
Secondo la Procura di Salerno, anche l’ipotesi che Romolo Ridosso abbia inventato l’offerta di ferire Angelo Vassallo non giustificherebbe un’assoluzione completa. Nel ricorso si sostiene infatti che quella ricostruzione, se falsa, avrebbe potuto incidere sulla qualificazione del reato, ma non cancellare il peso del sopralluogo e delle attività preparatorie attribuite all’ex esponente della camorra di Scafati.
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Il sopralluogo resta il nodo centrale
Per i magistrati, la presenza di Ridosso ad Acciaroli il 3 settembre 2010, a bordo di una Bmw bianca insieme a Giuseppe Cipriano, non è un elemento comparso soltanto dopo le confessioni. L’ipotesi accusatoria è che quel viaggio servisse a controllare la presenza di telecamere nella zona frequentata dal sindaco pescatore di Pollica.
La Dda considera questo passaggio stabile nelle dichiarazioni rese dall’imputato e già presente nei verbali anteriori al 24 e 25 marzo 2025, quando Ridosso ammise le proprie responsabilità. Nel ricorso, i pm Elena Guarino e il procuratore Raffaele Cantone contestano quindi l’idea che il riferimento alle telecamere sia stato aggiunto all’ultimo momento per ottenere vantaggi carcerari.
Le versioni cambiate negli interrogatori
Le difformità rilevate dal giudice Giovanni Rossi vengono spiegate dalla Procura con il comportamento tenuto da Ridosso durante circa 15 interrogatori. In una prima fase, non conoscendo tutti gli elementi raccolti contro di lui, avrebbe cercato di ridimensionare il proprio ruolo e di proteggere anche il figlio Salvatore, che lo accompagnava nel sopralluogo.
La linea dell’accusa è riassunta così nel documento: «Ridosso si è comportato come spesso accade nell’esperienza ricorrente dei nostri Uffici giudiziari, come un imputato di fatti gravi che – sentito nella fase delle indagini non conoscendo le fonti di prova a suo carico – cerca di evitare il suo coinvolgimento». Per i magistrati, le successive ammissioni non sarebbero dunque isolate, ma inserite in un quadro probatorio già formato.
Il ricorso può pesare sugli altri processi
L’atto di impugnazione, composto da 25 pagine, mira a ribaltare l’assoluzione pronunciata al termine del rito abbreviato. I pubblici ministeri avevano chiesto per Ridosso, assistito dall’avvocato Michele Avino, una pena di sette anni e quattro mesi.
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La Procura accusa la sentenza di avere trascurato numerosi elementi già confluiti nella richiesta di custodia cautelare del 2024 e nell’ordinanza emessa nello stesso anno. Nel documento si legge che l’imputato non avrebbe reso dichiarazioni da valutare come quelle di un semplice collaboratore, ma avrebbe confessato il proprio coinvolgimento chiamando in causa anche altre persone.
L’intreccio con le altre accuse
L’esito dell’appello potrebbe avere conseguenze sui procedimenti riguardanti Lazzaro Cioffi e Giuseppe Cipriano, imputati con rito ordinario. L’accusa ritiene infatti che una conferma definitiva dell’assoluzione di Ridosso indebolirebbe il quadro contestato agli altri due imputati.
Resta inoltre pendente l’impugnazione contro il proscioglimento pronunciato in udienza preliminare nei confronti del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. L’inchiesta sull’assassinio di Vassallo, avvenuto il 5 settembre 2010, continua così a svilupparsi attraverso procedimenti collegati tra loro.
La diversa lettura della sentenza
Il giudice Rossi aveva espresso valutazioni negative sulla credibilità complessiva del racconto di Ridosso. La Procura replica che l’assoluzione non avrebbe considerato il materiale investigativo raccolto prima delle confessioni e avrebbe seguito passaggi logici non condivisibili.
Sul riferimento all’offerta di 50mila euro per gambizzare il sindaco, i pm osservano che non avevano richiesto per Ridosso alcun beneficio penitenziario. Aggiungono inoltre che, anche escludendo quella parte del racconto, la partecipazione al sopralluogo e alle fasi preparatorie manterrebbe rilievo penale: «La logica conseguenza sarebbe stata quella di una pronuncia di condanna per concorso pieno in omicidio, e non l’assoluzione dall’accusa per concorso anomalo in omicidio».
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