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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Ucraina, la pace resta lontana: missili su Kiev e spiragli tra Putin e Trump

Mosca parla di un possibile accordo, ma i bombardamenti proseguono e l’evacuazione dei bambini si allarga nel Donetsk.

Mentre dagli ambienti russi arrivano segnali sulla possibilità di un’intesa, la guerra continua a colpire città e infrastrutture. Nella notte tra mercoledì e giovedì, secondo Vladimir Zelensky, l’Ucraina è stata attaccata con 21 missili e più di 200 droni: il bilancio comunicato da Kiev è di almeno due morti e 34 feriti.

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I raid frenano l’ipotesi di tregua

Zelensky ha riferito che tre attacchi con missili balistici hanno raggiunto Kiev e che tra gli edifici danneggiati ci sarebbe anche un monastero. Il presidente ucraino ha inoltre replicato con ironia all’aggettivo “compassionevole” utilizzato dall’inviato statunitense Steve Witkoff per descrivere Putin, dopo il rilascio del cittadino americano Stephen Hubbard.

La versione di Mosca è diversa. Il ministero della Difesa russo ha sostenuto che i bersagli fossero esclusivamente militari, indicando tra gli obiettivi uno stabilimento della società aeronautica Antonov, dove verrebbero prodotti droni e missili da crociera Flamingo, oltre al ponte ferroviario e stradale Sud.

Anche la Russia ha denunciato attacchi sul proprio territorio. Il sindaco di Mosca, Serghei Sobjanin, ha dichiarato che durante la notte circa 600 droni sono stati diretti verso la capitale e che la maggior parte è stata abbattuta dai sistemi di difesa aerea nelle aree periferiche.


Putin difende le pretese territoriali

Le parole del presidente russo sulla trattativa non indicano, almeno per ora, un superamento del nodo più delicato: il controllo delle regioni ucraine occupate dalle forze di Mosca. Putin ha respinto come “inappropriata” l’ipotesi avanzata da Zelensky di accettare la perdita di alcuni territori in cambio della pace.

In un’intervista con Pavel Zarubin, il capo del Cremlino ha sostenuto che quelle aree non vadano considerate semplicemente territorio russo, bensì “terre storicamente russe”. Ha poi richiamato i referendum organizzati nei territori occupati, affermando che i residenti avrebbero votato prima per l’indipendenza e successivamente per l’adesione alla Federazione Russa. Per questo, secondo Putin, parlare di rinunce territoriali non sarebbe corretto.

Il leader russo ha comunque dichiarato possibile un’intesa duratura per chiudere il conflitto iniziato il 24 febbraio 2022. Una posizione che Washington legge con maggiore ottimismo: Donald Trump ha affermato che i negoziati sarebbero più vicini alla soluzione rispetto a qualsiasi altro momento precedente.

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Il possibile tavolo a tre

L’eventualità di un incontro tra Putin, Zelensky e Trump è stata affrontata durante il colloquio di tre ore svoltosi a San Pietroburgo tra il presidente russo e Witkoff. Il viceministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov ha precisato che il tema è stato discusso, ma che non esiste ancora una definizione condivisa sul formato né un accordo complessivo.

Per il momento, l’unico sviluppo concreto annunciato dopo quel confronto riguarda la possibile ripresa, il mese prossimo, dei contatti tra Mosca, Kiev e Washington. Si tratterebbe però di un confronto tra rappresentanti tecnici, non ancora di un vertice tra i leader.

Kirill Dmitriev, consigliere di Putin per la cooperazione e gli investimenti stranieri, ha detto di vedere un percorso diretto verso una pace stabile, capace a suo giudizio di garantire sicurezza a Russia, Ucraina ed Europa. L’Unione Europea ha intanto ribadito che, qualunque sia la formula dei futuri negoziati, intende partecipare al tavolo.


Nel Donetsk scatta l’evacuazione

Sul terreno, la pressione militare resta particolarmente forte nell’Ucraina orientale. Le autorità hanno disposto l’allontanamento obbligatorio delle famiglie con minori da tutti gli insediamenti appartenenti alle comunità di Kramatorsk e Slavyansk, bersagli considerati strategici per il completamento della conquista russa della regione di Donetsk.

La decisione arriva dopo nuovi bombardamenti e conferma la distanza tra le dichiarazioni diplomatiche e la realtà delle operazioni militari. Mentre i governi discutono di possibili incontri e garanzie di sicurezza, i civili continuano a essere trasferiti lontano dalle aree più esposte.

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