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Attualità 3 min di lettura2 nov

Trieste, due morti nei ruderi del Porto Vecchio

Il rogo ha fatto crollare un solaio; associazioni denunciano ritardi nell’accoglienza e decine di alloggi vuoti

Due giovani sono morti nei vecchi magazzini del Porto Vecchio di Trieste, dove avevano trovato riparo. Le prime verifiche indicano che le vittime, una ragazza italiana e un ragazzo marocchino tra i 20 e i 30 anni, sono state travolte dal cedimento di un solaio dopo un incendio; l’autopsia non è ancora stata disposta.

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Gli alloggi lasciati inutilizzati

Secondo il Consorzio italiano di solidarietà, negli appartamenti gestiti dall’associazione rimangono disponibili in media 70 posti. Nel frattempo, circa un centinaio di persone continua a dormire all’aperto o negli edifici abbandonati dell’area portuale.

Le associazioni collegano questa situazione ai ritardi amministrativi e alle modalità con cui viene gestita l’accoglienza. Anche l’ex mercato di via Flavio Gioia, struttura comunale inutilizzata da anni e dotata di servizi igienici, docce e riscaldamento, non è stato messo a disposizione dei migranti.


Le domande di asilo rallentate

A Trieste la registrazione della richiesta di protezione internazionale può richiedere mesi, sebbene la normativa stabilisca che debba avvenire entro cinque giorni dalla manifestazione della volontà di chiedere asilo. Nel frattempo, molte persone vengono allontanate senza una sistemazione e finiscono nei magazzini dismessi.

Un rapporto pubblicato a dicembre 2025, intitolato «Accesso negato» e realizzato da varie organizzazioni, ha raccolto le segnalazioni sulle prassi della Questura: appuntamenti rinviati, richieste di documenti ritenute illegittime e mancata registrazione delle domande. Durante il 2025 sono state presentate 34 segnalazioni collettive e 416 comunicazioni individuali, riferite complessivamente a 1.494 persone. Secondo il documento, nessuna avrebbe ricevuto risposta.


Le contestazioni sulla procedura di frontiera

Da giugno il ministero dell’Interno applica a Trieste le procedure accelerate per le richieste d’asilo alla frontiera, previste dal Patto dell’Unione europea sulla migrazione. Diversi provvedimenti giudiziari hanno però contestato questa impostazione.

Nella decisione del 26 ottobre 2026, la giudice Michela Bortolami del Tribunale di Trieste ha ricordato che la procedura di frontiera richiede un collegamento con l’attraversamento di una frontiera esterna dell’Unione. Il confine tra Italia e Slovenia non possiede questa caratteristica. Per la giudice, non basta neppure definire l’intera provincia «zona di frontiera o di transito» attraverso un decreto, né considerare un eventuale passaggio precedente da un confine esterno.

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Nonostante le pronunce, la procedura continua a essere utilizzata e rappresenta l’unico canale per accedere alle due strutture dedicate. L’accoglienza distribuita sul territorio, definita «trappola» da esponenti della destra locale, viene invece ostacolata, lasciando liberi numerosi posti.


L’incendio e le reazioni

Le vittime si trovavano in un piccolo locale al primo piano di uno stabile fatiscente. Al piano terra alcune persone avevano acceso un fuoco per affrontare il freddo e le raffiche di bora, arrivate fino a 100 chilometri orari. Le fiamme avrebbero raggiunto il soffitto, provocando il crollo del solaio; i due giovani sono stati trovati gravemente ustionati e uccisi anche dalle esalazioni.

Negli stessi edifici erano già morti il 32enne algerino Hichem Billal Magoura, nel dicembre scorso, e il 43enne nepalese Sunil Tamang, deceduto in ospedale il 13 gennaio dopo essersi sentito male in uno dei magazzini. Dopo il ritrovamento dei due ragazzi è stato effettuato un nuovo sgombero dell’area.

Il prefetto Giuseppe Petronzi ha convocato i responsabili delle forze dell’ordine per esaminare le misure di sicurezza. Alle 18.30 è prevista in piazza Libertà una manifestazione in ricordo delle vittime, mentre le associazioni e diversi esponenti politici parlano di una «tragedia annunciata» e chiedono una struttura a bassa soglia per togliere le persone dalla strada.

A complicare l’assistenza si sono aggiunte le limitazioni imposte dalla Questura ai volontari presenti in piazza Libertà, vicino ai magazzini. Un’ordinanza ha ristretto la distribuzione di cibo e il sostegno ai migranti, vietandoli durante il fine settimana per prevenire possibili turbative alle attività del centro cittadino.

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