Terremoti, El Salvador mette alla prova 7.000 realtà: cosa cambia
«Queste sono le azioni che ci trasformeranno da un Paese reattivo a un Paese previdente».
«Queste sono le azioni che ci trasformeranno da un Paese reattivo a un Paese previdente». Lo ha affermato Luis Amaya, direttore della Protezione civile, durante una conferenza stampa a San Salvador, collegando la prova alla necessità di consolidare una preparazione costante e non limitata alla gestione dell’emergenza.
Nel quadro delle attività è stato anche istituito un nucleo dedicato al soccorso urbano. Le autorità hanno inoltre rivisto i piani di contingenza tenendo conto degli scenari sismici e vulcanici considerati più probabili, con particolare attenzione alle lezioni lasciate dai terremoti del 1986 e del 2001.
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Più spazio alla prevenzione
L’appuntamento è stato fissato in anticipo, il 14 ottobre, per rafforzare con maggiore tempestività l’organizzazione sul territorio. L’iniziativa rientra nella Settimana della riduzione dei rischi di disastri, promossa dall’Onu per favorire il passaggio da una risposta esclusivamente emergenziale a una diffusa cultura della prevenzione.
Secondo Amaya, il coinvolgimento delle strutture pubbliche e private serve proprio a rendere più concreto questo cambio di approccio. La pianificazione aggiornata punta a migliorare il coordinamento degli interventi quando a essere colpita è un’area urbana.
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Una prova su scala nazionale
Alla simulazione hanno preso parte più di 7.000 tra istituzioni statali, imprese e comunità. L’attività è stata predisposta dalla Protezione civile salvadoregna insieme ai Vigili del Fuoco, con l’obiettivo di misurare l’efficacia delle procedure previste per l’evacuazione.
Lo scenario ipotizzato prevedeva un terremoto di magnitudo 8.0, con epicentro in mare al largo della costa di La Libertad. La verifica ha quindi messo alla prova la capacità dei partecipanti di applicare i protocolli in una situazione di forte impatto, trasformando le indicazioni dei piani in comportamenti operativi.
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