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Attualità 4 min di lettura15 ott

Sostenibilità, gli slogan non bastano: il verdetto di imprese e cittadini

Al centro del confronto promosso a Roma da Adnkronos ci sono dati verificabili, costi della transizione, fiducia nelle aziende e futuro delle politiche ambientali.

A Roma il confronto sulla sostenibilità si è concentrato sul passaggio dalle dichiarazioni ai risultati misurabili. Nel corso del panel «Il valore concreto della sostenibilità» sono intervenuti Isabella Roth, responsabile della comunicazione esterna e della sostenibilità di Novo Italia; Alessandro Floria, direttore Marketing e Comunicazione di Arval Italia; Andrea Boldrin, responsabile dei progetti di sostenibilità e dei rifiuti per Decathlon; Giuseppe Sirianni, responsabile dell’innovazione tecnologica di Fater; Alessia Bonifazi, direttrice degli Affari societari di Lidl Italia; Fabiana Marchini, responsabile della sostenibilità e degli Affari societari di Sanpellegrino; Lavinia Lenti, responsabile della sostenibilità di Sace.

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Le imprese devono dimostrare ciò che dichiarano

Il tema della concretezza è stato affrontato anche nel panel «Decarbonizzazione, economia circolare e territorio». Al tavolo hanno partecipato Matteo Cimenti, presidente di Federchimica-Assogasliquidi; Marco Casini, segretario generale di Aubac; Carmine Pagnozzi, direttore generale del Consorzio Biorepack; Silvia Campanella, responsabile della comunicazione e della sostenibilità di Subito; Carlo Nicolais, responsabile delle relazioni esterne e della sostenibilità di Maire e direttore generale di Green Innovation Its Academy.

La discussione si è svolta nell’ambito della quarta edizione dell’appuntamento Adnkronos Q&A sullo sviluppo sostenibile. L’incontro, ospitato oggi a Palazzo dell’Informazione, in Piazza Mastai a Roma, aveva come tema «Sostenibilità, le nuove parole chiave» e ha riunito rappresentanti del governo, istituzioni, Parlamento, aziende ed esperti.


Il sondaggio premia i dati verificabili

La rilevazione condotta da Adnkronos su circa 2.600 utenti del sito e dei canali social, attraverso un campione non statistico, restituisce un pubblico poco incline ad affidarsi agli slogan. Il 66% dichiara di considerare credibile un’azienda che presenta numeri controllabili, mentre il 30% guarda soprattutto alla coerenza delle sue azioni; appena il 4% indica la reputazione come criterio decisivo.

Anche il modo in cui le imprese comunicano la sostenibilità viene giudicato severamente: il 94% lo ritiene insufficiente. Per il 53% prevalgono messaggi di ambientalismo di facciata, mentre il 41% chiede maggiore attenzione; soltanto il 6% considera efficace la comunicazione delle aziende, in particolare di quelle più grandi.


Transizione e auto elettrica dividono il pubblico

Il rapporto con il Green Deal europeo appare segnato dallo scetticismo. La metà dei partecipanti vorrebbe cancellarlo, il 29% preferirebbe correggerlo e il 21% lo considera invece una priorità. Sulla transizione ecologica, il 50% pensa che abbia effetti negativi sull’economia, contro il 39% che la vede come risposta alla crisi climatica; solo l’11% la collega a un rafforzamento della competitività.

L’auto elettrica incontra ostacoli soprattutto economici e pratici. Il 62% non la acquisterebbe: per il 31% il problema è il prezzo, per un altro 31% la difficoltà di ricarica. Un ulteriore 29% sarebbe disposto a comprarla a condizioni economiche diverse, mentre soltanto il 9% la ritiene già conveniente.

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La sostenibilità, tuttavia, entra nelle decisioni di consumo di una parte consistente degli intervistati. Il 54% afferma di essere più propenso a scegliere i prodotti di un’azienda che si presenta come sostenibile; per il restante 46% questo elemento non incide sulla scelta.


Il governo cerca una rotta più realistica

Nel dibattito politico, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha parlato della necessità di rendere stabile Transizione 5.0, estendendo la programmazione anche al 2029 e agli anni successivi. Ha inoltre indicato software e servizi cloud tra gli ambiti da includere e ha spiegato che il governo lavora a una possibile proroga volontaria del limite al prezzo dei carburanti.

Sul motore endotermico, Urso ha segnalato un cambiamento nelle posizioni condivise da Francia e Germania, che a suo giudizio stanno maturando un approccio più concreto. Sulla manovra, ha riferito di avere chiesto al ministro Giorgetti una programmazione pluriennale per la misura: «sia resa strutturale, con una programmazione di bilancio anche per il 2029 e poi via via per gli anni successivi».


Le opposizioni chiedono più interventi sociali

Enrico Giovannini, direttore scientifico di ASviS-Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ha richiamato l’attenzione sui risultati negativi registrati dall’Italia in materia di povertà, disuguaglianze, ecosistemi, partenariati e qualità della governance rispetto al 2010. Secondo Giovannini, non si tratta di una difficoltà temporanea, ma di un andamento consolidato nel tempo. Tra le proposte ha indicato un comitato interministeriale sull’adattamento climatico, guidato dal presidente del Consiglio, e un fondo specifico da inserire nella legge di bilancio.

Luca Squeri, responsabile dell’energia di Forza Italia, ha sostenuto che la decarbonizzazione debba ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e rafforzare la sicurezza energetica. Ha però chiesto di rivedere il sistema Ets, ritenendolo non più adeguato ai prezzi attuali del gas, e ne ha prospettato la sospensione.

Emma Pavanelli, deputata del Movimento 5 Stelle, ha invitato a non concentrare il confronto soltanto sulle parole, ma sulle misure da adottare per imprese, salari e politiche sociali. Ha citato l’esperienza di Transizione 4.0 e ha accusato il governo di avere ridotto le risorse del Pnrr, sostenendo che «questo governo ha tolto oltre 1 miliardo di euro sulle comunità energetiche» e cancellato il capitolo dedicato all’idrogeno verde.

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