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Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Solitudine e prevenzione: il paradosso che colpisce soprattutto i giovani

Una ricerca Swg mostra quanto gli italiani considerino decisive relazioni e luoghi di comunità, mentre quasi metà sperimenta isolamento o assenza di sostegno.

La prevenzione, per la maggioranza degli italiani, non coincide più soltanto con controlli medici, diagnosi e terapie. Comprende anche la possibilità di vivere relazioni significative, frequentare la propria comunità e trovare occasioni di incontro. Il problema è che questa consapevolezza convive con una rete sociale sempre più fragile, soprattutto tra i giovani.

I dati arrivano dall’indagine “La consapevolezza e il valore della prevenzione sociale”, realizzata da Swg e presentata a Milano. Il quadro è stato discusso durante la campagna “Chi ben comincia. La comunità che previene”, promossa da Acri e Assifero per la quattordicesima Giornata Europea delle Fondazioni.


La solitudine smentisce la consapevolezza

Il 73% degli intervistati considera parte della prevenzione anche il mantenimento di una vita sociale attiva. Per il 66% rientrano nello stesso concetto gli spazi di aggregazione e i laboratori educativi dedicati ai ragazzi, mentre il 64% include il sostegno a chi vive condizioni di fragilità o marginalità. Il 61%, infine, indica la partecipazione a iniziative culturali, ricreative o di volontariato.

La pratica quotidiana, però, racconta una situazione diversa. Nell’ultimo anno il 48% delle persone ha avvertito di non avere qualcuno su cui fare affidamento e il 47% ha sperimentato solitudine, esclusione o isolamento. Tra i giovani quest’ultima percentuale arriva al 64%. Un italiano su quattro giudica inoltre insoddisfacente il proprio benessere psicofisico, con un’incidenza che raggiunge il 30% tra le donne.


Il tempo pesa più dei costi

La partecipazione alla vita sociale è frenata soprattutto da difficoltà organizzative. Il 37% degli italiani indica la scarsità di tempo libero come principale impedimento alle attività culturali e ricreative, mentre il 27% segnala orari poco compatibili. Nella fascia tra 35 e 54 anni le quote salgono rispettivamente al 44% e al 31%; soltanto il 7% considera invece determinanti le spese.

Anche per la salute fisica e mentale il tempo ha un ruolo rilevante. Il 26% cita l’equilibrio tra lavoro e tempo libero tra i fattori più importanti, dopo la stabilità economica, indicata dal 33%, e uno stile di vita attivo, scelto dal 28%. Seguono la qualità dei rapporti personali e dell’ambiente, al 20%, mentre il 16% richiama la possibilità di accedere a cure e farmaci.

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I luoghi comuni sono una protezione

Per il 51% degli italiani la socialità non riguarda soltanto il benessere individuale, ma costituisce un patrimonio collettivo. Il 39% la considera invece soprattutto una necessità della singola persona, una percentuale che sale al 46% tra gli over 55. Da qui l’importanza attribuita a spazi gratuiti dove praticare sport, partecipare a iniziative culturali e costruire rapporti.

L’83% ritiene che la scomparsa di questi presidi avrebbe conseguenze negative sui territori: più isolamento e fragilità, una vita comunitaria meno ricca e possibili peggioramenti sul fronte della sicurezza e del degrado urbano. La responsabilità principale viene attribuita alle istituzioni locali dal 63% degli intervistati, mentre il 29% indica lo Stato.


Fondazioni e Terzo settore in campo

Accanto alle amministrazioni pubbliche, l’indagine riconosce un ruolo anche agli organismi non profit, al Terzo settore e agli enti filantropici, indicati complessivamente dal 25% del campione. Il 19% chiama in causa direttamente i cittadini, segnalando una responsabilità condivisa nella costruzione di comunità più inclusive.

Acri e Assifero hanno collegato questi risultati a oltre 150 progetti realizzati dal 24 settembre in varie aree d’Italia. Le iniziative, sostenute da fondazioni ed enti filantropici e attuate da organizzazioni del Terzo settore, comprendono sportelli di ascolto, attività inclusive, servizi per famiglie e caregiver, interventi contro la solitudine e spazi dedicati a giovani e anziani.

“Prevenire significa rispondere ai bisogni di oggi, ma anche impedire che le fragilità si trasformino nelle disuguaglianze di domani”, ha dichiarato Giovanni Azzone, presidente di Acri, sottolineando il lavoro congiunto di fondazioni, istituzioni e realtà territoriali. Antonio Danieli, alla guida di Assifero, ha invece evidenziato la capacità della filantropia di rafforzare reti e alleanze tra pubblico, privato e Terzo settore.

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