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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Sinner, dal 2027 cambia la prova antidoping: cosa rischiano gli atleti

Le nuove norme ampliano i casi di contaminazione involontaria e modificano la reperibilità quotidiana dei tennisti sottoposti ai controlli.

Il caso che ha coinvolto Jannik Sinner ha contribuito ad accelerare una revisione delle norme antidoping. Dal 1° gennaio 2027 entreranno in vigore nuove disposizioni dell’Agenzia mondiale antidoping, con criteri più estesi per valutare le positività accidentali e regole diverse per i controlli a sorpresa.

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La contaminazione avrà confini più ampi

Il cambiamento centrale riguarda il passaggio dal concetto di “prodotto contaminato” a quello, più generale, di “fonte contaminata”. La nuova definizione consentirà agli sportivi di prendere in considerazione un numero maggiore di circostanze per dimostrare che una sostanza vietata è entrata nell’organismo senza intenzionalità.

Tra gli esempi rientrano medicinali e integratori nei quali una sostanza proibita non sia indicata sulla confezione né rintracciabile attraverso una verifica ragionevole, anche effettuata con strumenti di intelligenza artificiale o tecnologie analoghe. La disciplina comprenderà inoltre cibi e bevande contaminati, come carne o liquidi, quando manchino avvertenze, informazioni in etichetta o altri elementi capaci di mettere l’atleta sull’attenti.


Il caso Sinner tra i precedenti

La normativa considererà anche il passaggio di una sostanza vietata attraverso il contatto con un’altra persona oppure con oggetti da questa utilizzati. È la circostanza che richiama più direttamente la vicenda di Sinner, risultato positivo al clostebol nel 2024 dopo un’esposizione involontaria attraverso la pelle.

Secondo la ricostruzione del caso, il fisioterapista Giacomo Naldi aveva impiegato un prodotto contenente clostebol per curare una ferita a un dito e aveva poi trattato il tennista. La formulazione precedente non indicava in modo esplicito questo tipo di trasmissione. Con le nuove regole, la sanzione potrà andare da un richiamo senza sospensione fino a due anni di stop, ma l’atleta dovrà comunque provare l’origine della contaminazione e l’assenza di colpa o negligenza significative.

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Controlli, il tennis perde l’eccezione

Dal 2027 ogni atleta inserito nel gruppo destinato ai controlli specifici dovrà comunicare ogni giorno una fascia di 60 minuti nella quale essere reperibile. L’obbligo varrà anche durante le competizioni, superando la deroga finora riconosciuta al tennis: gli orari delle partite, soggetti a variazioni, rendevano infatti più complesso fissare in anticipo un momento preciso.

Per ridurre i problemi legati al calendario degli incontri, l’Agenzia per l’integrità del tennis collaborerà con l’Agenzia mondiale antidoping per restringere il numero dei giocatori inclusi nell’elenco. Dagli attuali circa 250 si dovrebbe passare a una cinquantina, individuati sulla base della classifica, del rischio individuale, di eventuali precedenti per doping, degli infortuni e di altri fattori pertinenti.


Più selezione, non meno verifiche

La riduzione del gruppo non comporterà un taglio al numero totale dei controlli né alla loro frequenza. I nominativi degli atleti selezionati, inoltre, non verranno diffusi pubblicamente.

Resterà valido per tutti i tennisti l’obbligo di fornire un campione quando lo richiederà un ufficiale antidoping, anche al di fuori della finestra di reperibilità indicata. Il rifiuto o la mancata consegna dopo una convocazione regolare potranno portare a una sospensione fino a quattro anni.

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