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Attualità 2 min di lettura12 ott

Settemila euro da restituire, ma il conto era sbagliato: la sentenza

Una docente salentina si è vista azzerare quattro anni di anzianità per un errore amministrativo e ha ottenuto dal tribunale di Lecce l’annullamento del debito.

La richiesta era pesante: 7.205,19 euro da versare allo Stato per stipendi che, secondo i calcoli ufficiali, sarebbero stati pagati senza titolo. Il tribunale del Lavoro di Lecce ha però stabilito che l’insegnante non deve restituire nulla, perché l’errore nasceva da una ricostruzione della carriera modificata in modo illegittimo.

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Il debito nasce da un errore

La vicenda riguarda una docente salentina e quattro anni di servizio svolti prima dell’assunzione a tempo indeterminato, tra il 1992 e il 1996. Quegli anni erano già stati riconosciuti e contribuivano a determinare la sua posizione economica, ma un successivo provvedimento della scuola li ha eliminati dal conteggio.

La correzione risale al gennaio 2024, quando l’istituto comprensivo ha adottato un nuovo decreto per ricalcolare la carriera dell’insegnante. Nel rileggere una pronuncia del 2023, l’amministrazione avrebbe attribuito alla sentenza un significato che non aveva: da qui la cancellazione dei quattro anni di anzianità e il conseguente ricalcolo dello stipendio.


La richiesta del ministero viene annullata

Sulla base del nuovo conteggio, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha inviato alla docente, nel febbraio 2025, un’ingiunzione con cui le chiedeva di restituire 7.205,19 euro. La somma era stata qualificata come retribuzione percepita indebitamente, proprio perché la scuola aveva considerato non validi gli anni di servizio precedentemente riconosciuti.

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Assistita dalla Flc Cgil di Lecce, l’insegnante ha contestato sia il provvedimento sulla carriera sia la richiesta economica. La causa è arrivata davanti al giudice del Lavoro di Lecce, che con la sentenza numero 4895/2026, depositata il 7 ottobre 2026, ha escluso l’esistenza di qualsiasi somma da recuperare.


La sentenza chiarisce il punto decisivo

Secondo quanto riferito dal sindacato, la pronuncia del 2023 non consentiva all’amministrazione scolastica di cancellare i quattro anni già riconosciuti. Venendo meno quella modifica, cade anche la base sulla quale era stata costruita l’ingiunzione di pagamento del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Francesca Franza, segretaria generale della Flc Cgil Lecce, ha commentato la decisione con queste parole: «Il giudice ha chiarito senza mezzi termini l’abbaglio dell’amministrazione». Dopo quasi due anni di passaggi burocratici e giudiziari, la docente non dovrà quindi restituire gli stipendi contestati.

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