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Attualità 2 min di lettura48 min fa

Scuola, 6.974 posti cancellati dalla manovra dal 2027

Ridotti docenti e personale Ata: risparmio previsto di 252 milioni l’anno, confermato il contributo alle paritarie.

La legge di Bilancio prevede la cancellazione di 6.974 posti nella scuola dall’anno scolastico 2027/2028. La misura riguarda docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

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Confermato il sostegno alle paritarie

La manovra mantiene invece il contributo destinato alle famiglie che scelgono gli istituti paritari. Anche nel 2027 sarà disponibile un aiuto da 1.500 euro per i nuclei con un Isee inferiore a 30mila euro.

Per finanziare la misura sono stati confermati 20 milioni di euro, lo stesso importo stanziato l’anno precedente. La scelta arriva mentre per la scuola statale è prevista una riduzione degli organici.


Le accuse del Movimento 5 Stelle

Il Movimento 5 Stelle ha collegato i tagli alle proteste organizzate nelle ultime settimane da studenti e lavoratori della scuola. Luca Pirondini, capogruppo del M5S al Senato, ha accusato l’esecutivo di ignorare le richieste emerse dalla manifestazione di ieri, alla quale avrebbero partecipato oltre un milione di persone tra studenti, lavoratori e cittadini.

Sergio Costa, vicepresidente della Camera dei Deputati, ha richiamato i dati Eurostat relativi al 2024: in Italia la spesa per l’istruzione è stata pari al 4% del Pil, contro il 4,8% della media europea. Il nostro Paese risulta inoltre ultimo nell’Unione europea per la quota di spesa pubblica destinata al settore, ferma all’8%.


Numeri e decorrenza dei tagli

La riduzione è contenuta nell’articolo 66 del disegno di legge. Il provvedimento elimina 4.925 cattedre e 2.049 posti del personale Ata, con effetti a partire dal 2027/2028.

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Secondo la relazione tecnica, il risparmio per lo Stato sarà di 83,9 milioni di euro nel 2027. Dal 2028 l’importo salirà a circa 252 milioni ogni anno. La decisione è stata annunciata dopo diverse mobilitazioni del comparto, l’ultima delle quali si è svolta ieri.


Le reazioni di sindacati e Pd

Ivana Barbacci, segretaria generale della Cisl Scuola, ha chiesto il ritiro della misura. «Tagli al personale e nessun investimento. È una scelta gravissima e inaccettabile», ha scritto, sostenendo che gli istituti sono già alle prese con disagio giovanile, fragilità e povertà educative.

La sindacalista ha indicato come alternative l’abbassamento del numero di alunni per classe e il rafforzamento degli interventi educativi. A suo giudizio, il calo demografico dovrebbe essere affrontato migliorando la qualità dell’offerta, non riducendo gli organici.

Anche Irene Manzi, responsabile scuola del Partito Democratico, ha contestato la decisione. «Quasi 7mila posti in meno, che si sommano a quelli già cancellati con la legge di bilancio 2025», ha dichiarato, ricordando che in due provvedimenti la riduzione complessiva sfiorerebbe quota 15mila.

Per Manzi, la misura presentata in passato come temporanea è diventata strutturale. Il Pd prevede conseguenze sul recupero degli apprendimenti, sul contrasto alla dispersione e sull’inclusione, mentre la diminuzione del personale Ata potrebbe rendere più difficili la sicurezza degli istituti e il lavoro delle segreterie.

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