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Attualità 2 min di lettura2 nov

Sanità, Gimbe: il finanziamento scende sotto il 6% dal 2028

L’analisi segnala 7,1 miliardi aggiuntivi nel triennio, contro i 18 richiesti dalle Regioni, e nuovi fondi per gli over 75

La quota della spesa sanitaria pubblica sul Pil scenderà sotto il 6% dal 2028, secondo l’analisi della Fondazione Gimbe sulla Manovra 2027.

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Le critiche della Cgil

Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil, ha definito il provvedimento “irricevibile” e ha chiesto di modificarlo. A suo giudizio, gli stanziamenti non bastano a contrastare il sottofinanziamento del Servizio sanitario nazionale né a garantire le cure richieste dai cittadini.

L’organizzazione sostiene che dal 2022 il rapporto tra Fondo sanitario nazionale e Pil sia passato dal 6,6% a un livello inferiore di quasi mezzo punto, con una perdita stimata in 10,6 miliardi di euro ogni anno. Per la Cgil, queste risorse non consentono di valorizzare il personale, effettuare nuove assunzioni e rendere operative le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità e l’assistenza domiciliare, nonostante gli oltre dieci miliardi destinati a questi interventi dal Pnrr.


Il giudizio di Gimbe

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, ha parlato di “definanziamento silenzioso del Sistema sanitario nazionale”, sostenendo che gli annunci sui maggiori fondi non compensino la riduzione del peso della sanità rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese.

La Fondazione ritiene che la legge di Bilancio non garantisca un rafforzamento adeguato dei servizi. Una parte degli stanziamenti, secondo l’analisi, sarebbe assorbita da maggiori costi e da interventi temporanei, mentre resterebbero insufficienti le risorse per affrontare l’inflazione, il personale e le innovazioni in campo sanitario.


Le cifre del Fondo sanitario

Il Fondo sanitario nazionale dovrebbe arrivare a 146,3 miliardi di euro nel 2027, 147,1 miliardi nel 2028 e 148,2 miliardi nel 2029. L’incremento complessivo previsto dalla Manovra per il periodo 2027-2029 è però di 7,1 miliardi, a fronte degli oltre 18 miliardi richiesti dalle Regioni.

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Il rapporto tra Fondo e Pil è stimato al 6,11% nel 2027. La percentuale dovrebbe poi scendere al di sotto del 6% nei due anni successivi, mentre la crescita delle risorse risulterebbe più lenta rispetto all’aumento della ricchezza nazionale e dei costi dell’assistenza.


Risorse e voucher sanitario

Dopo il Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni aveva indicato in 3,4 miliardi l’aumento delle risorse sanitarie per il prossimo anno. La lettura dei numeri effettuata da Gimbe considera invece 2,4 miliardi di fondi aggiuntivi per il 2027, escludendo il miliardo già previsto dalla precedente legge di Bilancio. Orazio Schillaci aveva chiesto almeno 5 miliardi in più per lo stesso anno.

Tra le misure contestate c’è anche il voucher sanitario da 300 euro destinato agli ultra-75enni. Lo strumento sarà sostenuto da un fondo di 1.645 milioni e potrà servire per acquistare beni e prestazioni sanitarie.

Cartabellotta osserva che il voucher non aumenta direttamente la capacità dell’offerta pubblica. Se utilizzato presso strutture private, potrebbe quindi sostenere la domanda del mercato senza ampliare i servizi del Ssn. La Fondazione critica inoltre l’intervento sui tetti di spesa e sul payback, l’adeguamento dei compensi al privato accreditato e i vincoli che continuano a gravare sulle assunzioni nel servizio pubblico.

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