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Attualità 2 min di lettura5 giorni fa

Russia e droni dal mare: l’allarme che preoccupa l’Europa

Per Xavier Tytelman uno scenario di attacchi contro Spagna, Francia e Italia è tecnicamente possibile e il punto più delicato sarebbe il lancio da unità civili nel Mediterraneo.

Se l’ipotesi dovesse concretizzarsi con un’ondata di velivoli senza pilota, per l’Europa il problema sarebbe soprattutto numerico: una saturazione del sistema difensivo che oggi, secondo Xavier Tytelman, i Paesi Ue non sono attrezzati a reggere come fanno gli ucraini. L’esperto di difesa e aeronautica osserva infatti che Kiev dispone di intercettori efficaci e a basso costo, mentre sul fronte europeo la risposta sarebbe affidata soprattutto a missili molto più onerosi.


Il punto debole è il volume dell’attacco

Tytelman, interpellato dall’Adnkronos, sostiene che un’azione del genere non avrebbe nulla di fantascientifico. Al contrario, parla di una possibilità concreta e relativamente semplice da mettere in piedi per Mosca, se si considerano i mezzi già disponibili.

Nella sua lettura, il rischio maggiore nasce quando i lanci vengono moltiplicati e si passa da episodi isolati a un’offensiva su larga scala. In quel caso, dice, le difese di Italia, Francia e Spagna rischierebbero di essere travolte dal numero degli obiettivi.


Dal Mediterraneo una via più semplice

L’elemento che rende lo scenario ancora più insidioso, secondo l’esperto, è la provenienza dei droni o dei vettori. Un lancio dal territorio russo costringerebbe i mezzi a coprire distanze enormi e a superare più linee difensive, mentre un’operazione condotta dal mare cambierebbe del tutto la situazione.

Tytelman richiama in particolare il Mediterraneo e la possibilità che il decollo avvenga da navi presenti nell’area. In quel caso, afferma, il vantaggio starebbe proprio nell’assenza di protezioni immediate nel punto di partenza.

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La flotta fantasma e i container

L’esperto collega questo scenario alla cosiddetta flotta fantasma, già attiva vicino alle coste europee. Da lì, spiega, potrebbero essere avviati attacchi senza attirare subito sospetti.

A suo giudizio il passaggio più critico è la containerizzazione: navi civili con centinaia di container potrebbero nascondere sistemi d’arma o piattaforme per i droni. Tytelman cita anche il caso del Club-K, un missile che può essere lanciato da un contenitore apparentemente ordinario e dunque difficile da distinguere da un carico commerciale.


Droni anonimi e risposta insufficiente

Sul fronte dei mezzi impiegabili, Tytelman ritiene più probabile una prima fase con droni non facilmente attribuibili alla Russia. Esclude, in questa ipotesi iniziale, i Gerbera e anche gli Shahed, che sarebbero troppo riconoscibili, mentre vede più plausibile l’uso di modelli commerciali come i cinesi Mugin-5, reperibili anche su Alibaba.

Pur riconoscendo che Italia, Francia e Spagna dispongono di caccia e sistemi anti-missile, l’esperto precisa che tutto dipende dall’ampiezza dell’offensiva. Se i droni fossero centinaia, il problema diventerebbe la saturazione: una pressione che, dice, l’Europa non riuscirebbe a gestire con la stessa efficacia mostrata dall’Ucraina.

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