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Attualità 5 min di lettura25 min fa

Riparare conviene: la tecnologia verso una seconda vita

Dai 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici alle nuove regole europee: perché ricambi, assistenza e durata dei dispositivi sono diventati decisivi.

La possibilità di aggiustare un dispositivo non dipende più soltanto dall’accesso a una batteria o dalla presenza di viti facilmente raggiungibili. Un componente può essere fisicamente adatto, ma risultare inutilizzabile se il software lo riconosce come estraneo all’apparecchio: è il problema dell’abbinamento digitale tra pezzi e dispositivi, che può ostacolare l’impiego di ricambi compatibili.

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Negli Usa le regole restano frammentate

Negli Stati Uniti non esiste una disciplina federale unica, estesa a tutta l’elettronica di consumo, paragonabile al modello introdotto nell’Unione europea. Il quadro è quindi costruito soprattutto attraverso iniziative approvate dai singoli Stati.

New York ha varato il Digital Fair Repair Act, mentre California, Minnesota e Oregon hanno seguito strade autonome con proprie norme. In Oregon il legislatore ha affrontato anche la questione dell’abbinamento digitale dei componenti, pratica che in alcuni casi può rendere più complesso installare parti non fornite direttamente dal produttore.


La Francia misura la riparabilità

Un approccio diverso è stato adottato dalla Francia, dove per varie categorie di beni deve comparire vicino al prezzo un indice di riparabilità espresso su una scala da zero a dieci. Il punteggio tiene conto, tra gli altri aspetti, della disponibilità dei manuali, della facilità di smontaggio e del costo dei ricambi.

Per alcuni prodotti il sistema si sta ampliando verso un indicatore di durabilità. Non viene considerata soltanto la possibilità di intervenire dopo un guasto, ma anche l’affidabilità prevista e la capacità dell’apparecchio di restare funzionante nel tempo. L’obiettivo è offrire informazioni utili già prima della scelta d’acquisto.


L’assistenza diventa una filiera

Questa trasformazione coinvolge anche le aziende. Enfinitec, società del gruppo Acer dedicata ai servizi post-vendita, dichiara di coordinare nell’area EMEA più di 1,8 milioni di riparazioni ogni mese, con sette centri specializzati e oltre 100 partner. La rete si estende tra Francia, Germania, Italia, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Repubblica Ceca, per una superficie infrastrutturale complessiva di circa 50.000 metri quadrati.

A completare l’organizzazione ci sono dieci centri di contatto internazionali, presenti in 28 Paesi e capaci di fornire assistenza in 22 lingue attraverso telefono, posta elettronica, chat e servizi cloud. Le attività comprendono interventi tecnici, gestione dei pezzi di ricambio, trasporto, recupero e ricondizionamento di prodotti Acer e di altri marchi, oltre ad apparecchi domestici e mezzi per la mobilità come eScooter ed eBike.

Un ruolo centrale è svolto dal polo logistico di Wrocław, in Polonia, dove viene concentrata la gestione dei componenti. La disponibilità del pezzo giusto nei tempi richiesti può determinare la sorte di un prodotto: ripararlo oppure sostituirlo. Acer indica per la propria rete una durata media degli interventi inferiore a cinque giorni.

Massimiliano Rossi, Vicepresidente PBU e Assistenza presso Acer EMEA, collega questo modello alla riduzione degli sprechi: «Prolungare la vita utile dei prodotti tecnologici è un elemento importante di un modello di consumo più sostenibile». Secondo Rossi, rendere più semplici riparazioni e aggiornamenti, mantenere accessibili i ricambi e sostenere il ricondizionamento consente di valorizzare materiali e lavoro già impiegati.


Un mercato da miliardi di euro

La riparazione non significa soltanto evitare l’acquisto di un apparecchio nuovo. Una parte della spesa può spostarsi verso officine, diagnostica, ricambi, trasporti, prodotti ricondizionati e mercato dell’usato. Nelle stime della Commissione europea, la contrazione di alcune vendite sarebbe compensata dall’espansione delle attività di assistenza e da una maggiore occupazione nel settore.

Le proiezioni collegate alle nuove misure indicano, nell’arco di quindici anni, risparmi complessivi per i consumatori pari a 176,5 miliardi di euro, circa 25 euro all’anno per persona. La valutazione comprende inoltre 4,8 miliardi di euro tra crescita e investimenti e un saldo positivo stimato in circa 8.900 posti di lavoro. Si tratta di effetti attesi, non di risultati già conseguiti.

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Anche i materiali contenuti negli apparecchi hanno un valore considerevole. I rifiuti elettronici prodotti nel mondo nel 2022 racchiudevano metalli valutati intorno a 91 miliardi di dollari: circa 19 miliardi riferiti al rame, 15 all’oro e 16 al ferro. I sistemi di riciclo documentati hanno recuperato materie prime secondarie per circa 28 miliardi di dollari.


L’Europa rende il diritto concreto

Dal 31 luglio 2026 le nuove disposizioni europee sul diritto alla riparazione sono entrate nella fase applicativa. Per le categorie di beni considerate tecnicamente riparabili, il cliente può rivolgersi al produttore e ottenere un intervento gratuito oppure offerto a un costo e con tempi ragionevoli.

Chi, durante il periodo di responsabilità legale, sceglie di riparare invece di sostituire il prodotto beneficia anche di un’estensione della garanzia di almeno dodici mesi. Le regole puntano inoltre a migliorare l’accesso alle informazioni sui centri di assistenza e a favorire ricambi venduti a condizioni ragionevoli.

Nel 2027 dovrebbe diventare disponibile una piattaforma europea destinata a mettere in contatto consumatori e riparatori. La Commissione europea stima che l’intero quadro normativo possa sostenere 4,8 miliardi di euro di crescita e investimenti nell’Unione.


Rifiuti elettronici in aumento

La pressione sui sistemi di recupero emerge dai dati Eurostat pubblicati il 14 ottobre. Nel 2024 ogni abitante dell’Unione europea ha avuto sul mercato, in media, 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche, mentre la raccolta dei rifiuti della stessa categoria si è fermata a 12,3 chilogrammi pro capite.

Rispetto al 2015, l’immissione di nuove apparecchiature è cresciuta del 79%. Il divario tra prodotti venduti e rifiuti raccolti rafforza il tema della durata: mantenere più a lungo in servizio un dispositivo può ridurre sostituzioni premature e quantità di scarti.

Secondo il Global E-waste Monitor elaborato da ITU e UNITAR, nel 2022 sono state generate nel mondo 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. Solo il 22,3% risulta documentato come correttamente raccolto e riciclato; senza un’inversione di tendenza, il volume potrebbe raggiungere 82 milioni di tonnellate nel 2030.

Tra i fattori indicati nel rapporto figurano la riduzione della vita media dei prodotti e le difficoltà ancora presenti nell’effettuare riparazioni. Il tema riguarda così non solo l’ambiente, ma anche i costi per le famiglie, la disponibilità dei materiali e l’organizzazione industriale.


Il 17 ottobre torna il Repair Day

In questo contesto si colloca l’International Repair Day, in calendario sabato 17 ottobre per la decima edizione. L’appuntamento richiama l’attenzione sulla manutenzione, sul riuso e sulla possibilità di allungare la permanenza dei prodotti nelle case e nelle aziende.

Nel 2025 l’iniziativa ha riunito oltre 3.500 eventi distribuiti in 50 Paesi. Per il 2026 il tema scelto è “Riparare ci unisce”, un messaggio che affianca alla dimensione ambientale anche quella sociale: condividere conoscenze e competenze può rendere più accessibili gli interventi sui dispositivi.

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