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Attualità 2 min di lettura15 ott

Ricina, il telefono di Gianni resta fuori dagli esami: cosa cercano gli inquirenti

Le verifiche si concentrano sui computer di alcuni istituti molisani e sulle piante di ricino individuate tra Riccia e il lago di Occhito.

Il cellulare di Gianni Di Vita non sarebbe ancora stato sottoposto a una copia forense. La Procura di Larino ha invece acquisito nelle fasi iniziali dell’indagine il telefono della figlia maggiore Alice, mentre resta da stabilire se il dispositivo dell’uomo possa contenere elementi utili per ricostruire l’avvelenamento di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.

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Le scuole diventano una pista digitale

Gli investigatori stanno cercando di collegare a una persona precisa alcune ricerche sulla ricina pubblicate su Reddit nei mesi che hanno preceduto la morte delle due vittime. L’autore delle domande si sarebbe presentato come uno scrittore interessato alla sostanza per preparare un romanzo, ma gli inquirenti puntano a identificarlo attraverso le connessioni usate per navigare.

Per questo sono stati disposti controlli informatici in quattro scuole del Molise, frequentate dalle vittime oppure legate a persone già ascoltate nell’ambito dell’inchiesta. Il 15 ottobre gli agenti hanno esaminato i 63 computer del liceo Classico di Campobasso, dove Sara aveva studiato fino all’anno precedente insieme alla sorella Alice.

Al liceo Scientifico di Riccia, invece, è stato acquisito il contenuto del server centrale senza sequestrare le apparecchiature. Nell’istituto insegna matematica un’amica di Gianni Di Vita. Gli investigatori cercano eventuali interrogazioni sulla sostanza tossica e dati capaci di indicare chi le abbia eseguite; l’ultimo accertamento è programmato per il 16 ottobre al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove lavora Laura Di Vita, cugina di Gianni.


Il ricino individuato nelle campagne

Un secondo filone porta fuori dagli istituti e conduce nelle campagne tra Riccia e il lago di Occhito, area situata tra Molise e Puglia. Qui la squadra mobile di Campobasso, coordinata da Marco Graziano, ha trovato diversi esemplari di ricino, le cui capsule contengono i semi dai quali può essere estratta la ricina.

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Gli investigatori stanno valutando se la sostanza possa essere stata ricavata proprio in quella zona e poi trattata con metodi artigianali. La presenza del veleno nei campioni biologici delle due vittime è stata rilevata dalle analisi eseguite all’Istituto Maugeri di Pavia.


La Procura ridimensiona una pista

Nel frattempo, la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha respinto l’idea che Gianni Di Vita fosse il destinatario dell’attacco. «Fantasie. Non è una nostra ipotesi», ha affermato, smentendo così la ricostruzione circolata nei giorni scorsi.

Secondo gli accertamenti, l’obiettivo principale sarebbe stato Antonella Di Ielsi, mentre appare meno probabile che Sara fosse stata scelta deliberatamente. Tra le ipotesi ancora esaminate rimane quella di un movente legato alla sfera sentimentale e ai rapporti personali o familiari di Gianni Di Vita.

Antonella, 50 anni, e Sara, 15, sono morte nel dicembre 2025 a Pietracatella. Il lavoro degli investigatori dovrà ora mettere in relazione i dati raccolti nelle scuole con l’origine della ricina, per arrivare a identificare la persona responsabile dell’avvelenamento.

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