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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Ricina, il mistero si stringe: la pista sentimentale resta senza movente

Le dichiarazioni di Gianni Di Vita, gli esami ancora in corso e le verifiche sui computer delineano i nodi irrisolti dell’indagine sulle due morti in Molise.

Gianni Di Vita ha raccontato di non aver mai pensato che qualcuno potesse voler uccidere lui, la moglie Antonella o la figlia Sara. Un’ipotesi che si confronta con la valutazione della procuratrice di Larino Elvira Antonelli, secondo cui l’avvelenamento accidentale resta «la più improbabile di tutte» le possibilità considerate.

Gli accertamenti scientifici non hanno ancora chiuso il quadro. L’autopsia ha rilevato un’intossicazione acuta da ricina, ma gli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino devono completare l’analisi dei campioni biologici, degli alimenti sequestrati e dei reperti raccolti nella casa di Pietracatella durante il sopralluogo del 30 luglio: in quell’occasione furono acquisiti 131 campioni.

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Gli elementi che mancano all’appello

Una parte del cibo consumato nell’abitazione tra il 23 e il 27 dicembre non è più disponibile. Alcuni resti sarebbero stati gettati nei rifiuti organici ritirati dal servizio porta a porta, come ha ricordato il sindaco Antonio Tomassone: la raccolta era stata spostata a sabato 27 dicembre dopo la festività del 26.

Sara sarebbe deceduta poche ore dopo il passaggio del mezzo, mentre Antonella sarebbe morta nella mattinata successiva. La perdita di quei materiali alimentari rende ancora più importante il confronto tra i risultati di laboratorio e gli altri reperti già acquisiti.


Una relazione rimasta nascosta

Nel frattempo, gli investigatori hanno ricostruito una vicenda sentimentale che sarebbe rimasta celata per anni. Gianni Di Vita avrebbe ammesso, dopo una serie di interrogatori, il rapporto con un’amica di lunga data, anche lei sposata; la donna avrebbe poi confermato la relazione durante un confronto in Questura durato quasi sei ore.

Il marito dell’insegnante, tecnico di laboratorio presso l’istituto agrario di Riccia, avrebbe visto Antonella il 22 dicembre nello studio di Campobasso condiviso dalla coppia. La data è il giorno precedente a quella ritenuta più compatibile con l’avvelenamento. Tra l’uomo e Antonella ci sarebbero stati anche contatti telefonici nei giorni in cui la cinquantenne accusava i primi malesseri.

Il legame tra la relazione e il duplice omicidio, però, non è stato dimostrato. Gli investigatori valutano la pista passionale come una delle più consistenti, ma non hanno ancora individuato il movente né chiarito se Antonella fosse il bersaglio principale o se Sara sia stata colpita deliberatamente. Non risultano confermate nemmeno le voci secondo cui la quindicenne avrebbe scoperto qualcosa.

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Dal cellulare alle ricerche digitali

L’attenzione sulla crisi matrimoniale era aumentata dopo il ritrovamento, nel telefono di Antonella, di un messaggio WhatsApp risalente al 2018. La donna chiedeva a un’amica di aiutarla a individuare un legale per il divorzio. L’amica, ascoltata dagli inquirenti, avrebbe dapprima negato il contenuto della conversazione; successivamente è stata iscritta nel registro degli indagati per false comunicazioni e favoreggiamento.

È l’unica persona formalmente indagata negli approfondimenti collegati alla vicenda. Il procedimento per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso di una sostanza venefica continua invece contro ignoti. Anche Di Vita avrebbe inizialmente omesso di parlare della relazione, salvo poi indicare il nome della donna quando gli è stato chiesto direttamente.

Le verifiche si sono estese ai dispositivi informatici delle scuole. La Procura di Larino vuole individuare eventuali accessi a pagine o piattaforme contenenti riferimenti a veleni, ricina o sostanze analoghe, comprese attività svolte tramite Tor, rete profonda e rete oscura. Qualora emergessero tracce utili, bisognerebbe stabilire il momento delle consultazioni e chi avesse utilizzato il dispositivo o la connessione.

A marzo, dal liceo di Casacalenda, sono stati sottratti sette computer. Almeno due sarebbero stati portati via da un’aula durante le lezioni, mentre gli altri provenivano da una seconda classe; il furto era stato denunciato ai carabinieri. La coincidenza con le fasi dell’inchiesta viene esaminata, ma non costituisce da sola la prova di un collegamento con i decessi.

Un ulteriore filone riguarda alcune conversazioni pubblicate su Reddit tra giugno 2025 e gennaio scorso. In quei messaggi utenti avrebbero discusso del reperimento di veleni ad azione rapida, menzionando anche la ricina, e della lavorazione dei semi di ricino. La polizia giudiziaria attende dall’FBI un rapporto sull’origine degli indirizzi IP associati alle ricerche: soltanto dopo questo passaggio sarà possibile valutarne l’effettiva pertinenza.

L’inchiesta si muove dunque tra rapporti personali, dati informatici e risultati di laboratorio ancora incompleti. Il duplice decesso di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15, avvenuto a Pietracatella, in Molise, resta al centro di accertamenti che devono ancora stabilire dinamica, obiettivo e responsabilità.

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