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Attualità 3 min di lettura25 min fa

Reni e cuore, il test che può anticipare il rischio: cosa emerge

L’uACR può individuare segnali precoci di danno renale e rischio cardiovascolare, ma in Italia il suo impiego resta disomogeneo nei percorsi di cura.

Conoscere un problema renale prima che compaiano i sintomi può modificare concretamente la gestione del paziente. Massimo Morosetti, presidente della Fondazione italiana del rene Fir Ets e primario emerito di Nefrologia e dialisi dell’Asl Roma 3, ha ricordato che la funzione renale condiziona la scelta e il dosaggio di numerosi medicinali, dagli antipiretici agli antidolorifici, fino agli antiaggreganti e ai trattamenti oncologici. Rispetto al passato, inoltre, le possibilità terapeutiche per l’insufficienza renale sono cambiate: non si ricorre più soltanto a dieta e farmaci antipertensivi.


Un segnale da non trascurare

L’albumina nelle urine può indicare che il glomerulo, il filtro del rene, non riesce più a trattenerla correttamente. Giuseppe Grandaliano, ordinario di Nefrologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dell’Unità operativa complessa di Nefrologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, ha spiegato che questo riscontro rappresenta un campanello d’allarme per una possibile compromissione della filtrazione.

Secondo le indicazioni KDIGO, il rapporto tra albumina e creatinina nelle urine, indicato con la sigla uACR, dovrebbe essere valutato insieme alla velocità di filtrazione glomerulare stimata, l’eGFR. L’integrazione dei due parametri consente di definire con maggiore precisione sia l’entità del danno renale sia la probabilità di sviluppare problemi cardiovascolari.


La prevenzione resta disomogenea

Il tema è stato affrontato durante l’iniziativa dedicata al rapporto tra rischio cardiovascolare, malattia renale e diagnosi precoce, organizzata da Boehringer Ingelheim nel quadro della prima Settimana europea dello screening. L’appuntamento, promosso dalla Commissione europea dal 28 settembre al 4 ottobre nell’ambito del Safe Hearts Plan, ha presentato anche i risultati dello studio «Test uACR nella pratica clinica».

L’obiettivo dichiarato è rafforzare la capacità di istituzioni, operatori sanitari e cittadini di riconoscere in anticipo le condizioni che possono compromettere cuore e reni. Nedim Pipic, presidente e amministratore delegato di Boehringer Ingelheim Italia, ha sottolineato che i due organi sono collegati e che l’intervento tempestivo può contribuire sia a proteggere la salute sia a utilizzare meglio le risorse del sistema sanitario.


Un test semplice, ma poco integrato

Luca Pinto, responsabile delle soluzioni per il coinvolgimento in Italia e Grecia di Iqvia, ha descritto l’uACR come un esame riconosciuto sul piano clinico, tecnicamente semplice e già disponibile. Il problema, ha chiarito, riguarda soprattutto il suo inserimento non uniforme nei percorsi assistenziali: prescrizione, esecuzione e interpretazione non seguono ancora procedure omogenee sul territorio nazionale.

Tra gli ostacoli individuati figurano carenze organizzative, difficoltà operative e una limitata diffusione culturale dello strumento. La scarsa integrazione nei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali rischia di far passare inosservato un danno iniziale, quando la persona non presenta ancora manifestazioni evidenti.


Cuore e reni vanno valutati insieme

Leonardo De Luca, direttore della Struttura complessa di Cardiologia della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e vicepresidente della Fondazione Anmco per il Tuo Cuore Ets, ha richiamato la necessità di superare una gestione separata delle due condizioni. Le raccomandazioni rivolte ai cardiologi prevedono la valutazione della funzione renale tramite eGFR e la ricerca dell’albuminuria con l’uACR.

«L’obiettivo non è soltanto diagnosticare la patologia renale, ma riconoscere tempestivamente i pazienti a rischio», ha spiegato De Luca, indicando nella presa in carico anticipata uno strumento per rallentare l’evoluzione della malattia renale e contenere la probabilità di eventi cardiovascolari.


Il peso delle malattie cardiovascolari

In Europa le patologie cardiovascolari provocano ogni anno 1,7 milioni di morti e costituiscono la principale causa di decesso e disabilità. Una persona adulta su sette convive con una malattia di questo tipo, mentre circa l’80% dei casi potrebbe essere evitato attraverso diagnosi tempestive e abitudini di vita corrette.

In Italia il costo annuale delle malattie cardiovascolari supera i 40 miliardi di euro; nell’insieme dell’Europa oltrepassa i 280 miliardi. Per questo Antonio Girelli, componente della Commissione XII Affari sociali della Camera dei Deputati, ha annunciato la presentazione di una mozione dedicata alla prevenzione e all’individuazione anticipata del rischio cardio-renale.

Ilenia Malavasi ha chiesto percorsi preventivi più uniformi e un accesso più semplice agli strumenti diagnostici raccomandati. Guido Quintino Liris ha invece evidenziato l’esigenza di coniugare innovazione, appropriatezza e sostenibilità nella gestione delle patologie croniche, mentre Ignazio Zullo ha sollecitato una maggiore integrazione dell’uACR nei percorsi clinici del Servizio sanitario nazionale.

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