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Attualità 2 min di lettura23 ore fa

Regeni, la sentenza non chiude il caso: Tajani si difende

Dopo il verdetto sui tre funzionari egiziani, il ministro degli Esteri rivendica la linea del governo mentre il tema dei risarcimenti resta aperto e Pichetto Fratin evita le domande.

La visita al Cairo di Antonio Tajani e Gilberto Pichetto Fratin, avvenuta appena due settimane prima della sentenza sul caso Giulio Regeni, torna al centro delle polemiche. Il viaggio aveva mostrato la volontà di rafforzare i rapporti tra Italia ed Egitto, ma il verdetto di Roma e le dichiarazioni successive del vicepremier hanno riacceso i dubbi sulla posizione del governo.

Tajani ha respinto l’accusa di aver ridimensionato il ruolo delle autorità egiziane. Secondo il ministro, la decisione dei giudici riguarda tre imputati e non consente ancora di ricostruire l’intera vicenda, compreso il nome dei responsabili dell’omicidio del ricercatore italiano.


Tajani rivendica la linea diplomatica

Intervenendo dopo le contestazioni delle opposizioni, il titolare della Farnesina ha detto di essere rimasto sorpreso dalle reazioni alle sue parole. “Mi sono limitato a fotografare la sentenza”, ha spiegato, sostenendo che il riferimento alle tre persone condannate descriveva soltanto i confini del procedimento celebrato a Roma.

Il ministro ha aggiunto che l’azione diplomatica non equivale a una rinuncia alla ricerca della verità. A suo dire, il governo continua a chiedere alle autorità egiziane di chiarire quanto accaduto a Regeni, pur scegliendo di muoversi con discrezione. Tajani ha inoltre negato che i rapporti istituzionali e gli accordi con il Cairo possano tradursi in una copertura politica.

Il vicepremier ha però ammesso che la sentenza rappresenta soltanto una tappa. Lo Stato italiano, ha ricordato, si è costituito parte civile e intende rispettare gli obblighi previsti dalla legge, compresi quelli legati alla provvisionale da 500mila euro già esecutiva.

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Il viaggio al Cairo riapre le tensioni

La missione in Egitto, durante la quale Tajani aveva incontrato Abdel Fattah Al Sisi, era stata presentata dalla stampa egiziana come un segnale di normalizzazione tra Roma e Il Cairo. In quella lettura, la vicenda Regeni appariva quasi come un capitolo archiviato, definizione considerata offensiva per la memoria del ricercatore.

Tajani non ha chiarito se nel corso dell’incontro con il presidente egiziano siano state offerte garanzie specifiche. Ha invece insistito sul fatto che il tema della verità sarebbe stato sollevato nei contatti con le autorità del Cairo, anche se in numerosi comunicati relativi agli incontri bilaterali degli ultimi anni il caso non è comparso.

La mancata collaborazione egiziana non ha impedito a Roma di proseguire il dialogo economico e strategico con il Paese nordafricano. Su questo punto, tuttavia, il ministro dell’Ambiente ha scelto di non entrare nel merito: durante la stessa trasferta, Pichetto Fratin ha dichiarato “Mi occupo solo delle mie deleghe”, mentre il suo staff ha cercato di interrompere le domande sul procedimento.

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