Ranch Izaguirre, la procura smentisce i roghi: cosa è emerso
Le autorità messicane escludono l’incinerazione di massa nel sito di Jalisco, indicando la struttura come base di reclutamento del cartello locale.
Le verifiche investigative sul ranch Izaguirre proseguono attraverso esami telefonici, controlli sui dispositivi mobili autorizzati dalla magistratura e il raccolto delle testimonianze delle vittime. La Procura generale della Repubblica messicana ha fatto sapere che gli accertamenti stanno andando avanti su più fronti.
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Quindici indagati per la base criminale
Finora la Procura specializzata in diritti umani ha avviato procedimenti penali nei confronti di 15 persone ritenute collegate alla struttura criminale. Le contestazioni si inseriscono nell’inchiesta sulle attività svolte nella tenuta di Jalisco.
In una dichiarazione, l’istituzione ha spiegato che il lavoro investigativo comprende anche l’analisi dei dati di telefonia e dei telefoni cellulari, svolta sotto controllo giudiziario. A queste verifiche si aggiungono i racconti forniti da persone considerate vittime.
Nessuna prova dei roghi di massa
Le autorità federali hanno respinto l’ipotesi secondo cui nel ranch sarebbero stati bruciati numerosi corpi. La smentita riguarda anche un filmato nel quale un uomo presentato come appartenente a un’organizzazione criminale sostiene che nel sito sia stata eseguita un’incinerazione collettiva.
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La vicenda aveva suscitato grande attenzione nel marzo del 2025, quando il luogo era stato ribattezzato dalla stampa italiana “il ranch degli orrori”. La Procura ha definito prive di fondamento le affermazioni contenute nel video.
Il ranch come centro di reclutamento
Già nell’aprile del 2025 l’allora procuratore Alejandro Gertz Manero aveva indicato una diversa funzione per la tenuta: secondo la ricostruzione fornita all’epoca, l’area veniva utilizzata dal cartello di Jalisco Nuova Generazione per reclutare nuovi membri e addestrarli.
Gli esami forensi del terreno risultano completati al 92%. Le autorità federali stanno inoltre colmando le lacune delle indagini locali: nel settembre del 2024, infatti, non erano stati catalogati centinaia di capi d’abbigliamento trovati dai gruppi di madri impegnati nella ricerca dei loro familiari scomparsi.
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