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Raffineria russa colpita: la tregua di Trump è già finita

L’attacco ucraino a Ryazan riaccende la guerra alle infrastrutture petrolifere russe, mentre Kiev deve fare i conti con la scarsità di intercettori

La pausa nei raid contro gli impianti energetici russi sembra ormai archiviata. Un attacco condotto con droni e missili ucraini ha colpito la raffineria Rosneft di Ryazan, situata a circa 180 chilometri a sud-est di Mosca, riaprendo uno dei fronti più delicati del conflitto.

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La tregua energetica è saltata

L’intesa sollecitata da Donald Trump per fermare le operazioni contro le infrastrutture petrolifere russe è durata poco. Le fiamme e i danni segnalati nell’impianto di Ryazan mostrano che la sospensione dei bombardamenti non ha retto.

Volodymyr Zelensky ha confermato la fine della pausa con parole nette: «Lo stop è finito. Abbiamo chiuso». La dichiarazione sancisce, di fatto, il ritorno degli attacchi ucraini contro obiettivi legati alla produzione e alla lavorazione del petrolio in Russia.

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Kiev cerca nuovi intercettori

La ripresa delle incursioni arriva mentre la difesa ucraina deve affrontare una forte carenza di missili per i sistemi Patriot. La disponibilità degli intercettori è indicata come uno dei principali punti critici per la protezione del territorio e delle infrastrutture strategiche.

Nel frattempo, Londra si prepara a inviare nuovi missili, mentre il servizio Starlink risulta nuovamente operativo. Il sostegno esterno resta quindi centrale per Kiev, sia sul piano della difesa aerea sia per il mantenimento delle comunicazioni durante le operazioni militari.

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