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Attualità 2 min di lettura29 min fa

Putin apre ai negoziati, ma non arretra sui territori: il nodo della pace

Il Cremlino si dice pronto a riavviare il dialogo con Washington e Kiev, mentre il presidente russo ribadisce condizioni irrinunciabili sul controllo delle regioni occupate.

La possibilità di un’intesa torna al centro del messaggio di Vladimir Putin, ma l’apertura diplomatica arriva insieme a richieste che rischiano di complicare il percorso verso la pace. Il presidente russo ha parlato dopo l’incontro a San Pietroburgo con Steve Witkoff, rappresentante speciale di Donald Trump, lasciando intendere che Mosca è disponibile a riprendere i contatti con Stati Uniti e Ucraina.

In un’intervista a Pavel Zarubin, giornalista considerato vicino al Cremlino, Putin ha definito gli ucraini un popolo legato alla Russia e ha sostenuto che una soluzione negoziale sia raggiungibile. Il leader russo ha inoltre assicurato che l’obiettivo dichiarato sarebbe una pace stabile, accompagnata da garanzie per la sicurezza di Mosca.

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Il dialogo resta possibile, ma con condizioni

Putin ha riferito che la Russia avrebbe comunicato agli Stati Uniti la propria disponibilità a riaprire un confronto a tre sul conflitto. «Un accordo è possibile. Penso che possiamo raggiungerlo», ha affermato, presentando il negoziato come l’unica strada per chiudere definitivamente la guerra.

Il presidente russo ha però ribadito la versione del Cremlino sulle responsabilità dell’escalation, accusando Kiev di voler proseguire il combattimento e sostenendo che i Paesi occidentali considerino sacrificabili i cittadini ucraini. Mosca, ha aggiunto, non avrebbe mai abbandonato l’ipotesi di una soluzione pacifica, mentre un eventuale rifiuto del dialogo dipenderebbe, secondo lui, dalla controparte.


I territori occupati restano il punto critico

L’apertura ai colloqui non comporta, nelle parole di Putin, concessioni sulle aree conquistate dall’esercito russo. «I territori persi da Kiev sono storicamente russi», ha dichiarato, escludendo di fatto che Mosca possa considerarli ancora parte dell’Ucraina.

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Il capo del Cremlino ha richiamato anche le consultazioni organizzate nei territori del Donbass e della Novorossiya, sostenendo che gli abitanti abbiano scelto la riunificazione con la Russia. Ha poi ripetuto che tutti gli obiettivi fissati da Mosca saranno raggiunti, senza chiarire se ciò debba avvenire attraverso il negoziato o con la prosecuzione delle operazioni militari.


L’accusa all’Europa sulla Nato

Nel suo intervento Putin ha respinto anche l’ipotesi che la Russia stia preparando uno scontro con la Nato. A suo giudizio, gli avvertimenti provenienti dall’Europa sulla possibilità di una guerra con Mosca rappresentano una forma di «schizofrenia politica».

La posizione espressa dal presidente russo è che né i popoli europei né la Russia desiderino combattersi. Il messaggio arriva mentre il Cremlino prova a presentarsi come favorevole al confronto diplomatico, mantenendo però ferme le rivendicazioni territoriali e la richiesta di garanzie per la propria sicurezza.

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