Proteste studentesche, alta tensione a Torino: cosa è successo nelle città
Cortei in diverse città contro politiche scolastiche, caro vita, guerra e spese militari: a Roma lanciati petardi al ministero, fermi a Verona dopo i cassonetti incendiati.
Le proteste studentesche hanno attraversato l’Italia con cortei, occupazioni e momenti di forte tensione. Il bilancio della giornata comprende lanci di petardi a Roma, scontri con le forze dell’ordine a Torino, contatti a Bologna e accertamenti su una decina di ragazzi a Verona. Al centro della mobilitazione ci sono il limite agli alunni stranieri nelle classi, i problemi degli edifici scolastici, il costo degli affitti e la contestazione delle spese militari.
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Torino diventa il punto più delicato
Nel capoluogo piemontese il corteo è stato fermato in corso Inghilterra, dove gli agenti avevano formato uno sbarramento. Durante la manifestazione sono stati lanciati sassi, bastoni e uova; alcuni insegnanti si sono allora messi tra gli studenti e il cordone di polizia, disponendosi davanti ai ragazzi con le braccia unite.
Il gesto ha ricordato analoghe scene viste nelle proteste francesi. Gli universitari di Cambiare Rotta hanno rilanciato la mobilitazione dal megafono: «Se non ci saranno cambiamenti, faremo come in Francia». Poco prima, in testa al corteo, era stato incendiato un carro armato di cartone, scelto come simbolo del rifiuto della guerra e degli investimenti militari.
Le accuse contro il governo
A Milano la manifestazione, alla quale secondo i partecipanti hanno preso parte 5mila persone, si è conclusa senza incidenti di rilievo. I cortei hanno contestato il governo Meloni e il decreto scuola, mentre alcuni cartelli mostravano Giorgia Meloni, Giuseppe Valditara e Guido Crosetto raffigurati a testa in giù e con tracce di vernice rossa.
Al termine, un gruppo di studenti ha occupato l’ex obitorio di via Francesco Sforza, alle spalle dell’Università Statale. L’immobile è vuoto, appartiene al Comune di Milano ed è stato assegnato all’ateneo, che intende trasformarlo in uno spazio per la didattica. Un partecipante alla protesta ha sintetizzato così le ragioni della piazza: «Nelle scuole mancano gli insegnanti, i soffitti cedono e il tetto agli stranieri serve soltanto a coprire i problemi reali».
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Da Roma a Venezia, altri episodi
A Roma il corteo ha raggiunto il ministero dell’Istruzione e del Merito, in viale Trastevere. Davanti alla sede sono stati accesi fumogeni e lanciati petardi e bombe carta; durante il presidio sono state inoltre date alle fiamme una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele. Il ministro Giuseppe Valditara ha definito l’accaduto «teppismo politico» e ha sostenuto che quei gesti non rappresentino una forma legittima di dissenso.
A Bologna, dopo il passaggio lungo i viali cittadini e i disagi alla circolazione, gli studenti hanno raggiunto la stazione. Qui il dispositivo di sicurezza ha bloccato il corteo: sono partiti fumogeni e bottiglie, quindi gli agenti hanno respinto i manifestanti con gli scudi prima della ripresa della marcia.
Nel territorio veneziano, a Mestre, alcuni partecipanti hanno colpito il muro esterno della sede della Città metropolitana con palloncini pieni di vernice rossa, indicata come richiamo al sangue versato a Gaza. A Verona, invece, circa dieci studenti sono stati portati in questura per accertamenti dopo l’incendio di cinque cassonetti davanti all’Istituto professionale statale Giorgi. La Digos sta esaminando anche i filmati delle telecamere per ricostruire l’episodio e risalire ai responsabili.
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