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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Pozzoveggiani, l’antenna resta accanto all’oratorio millenario

La Sovrintendenza ammette l’impatto visivo e indica una verniciatura azzurra; il Comune chiede rimozione o trasferimento

L’antenna telefonica rimane accanto all’oratorio di San Michele Arcangelo, nonostante il vincolo culturale riconosciuto sull’edificio storico di Pozzoveggiani, a Padova.

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Il Comune chiede di spostarla

L’assessore alla Cultura Andrea Colasio ha chiesto di eliminare l’impianto oppure di collocarlo a 150 metri di distanza. Secondo il Comune, l’autorizzazione iniziale sarebbe stata rilasciata quando il vincolo non risultava ancora formalizzato; oggi, però, la tutela sull’oratorio è stata accertata.

La Sovrintendenza ha riconosciuto che il palo produce un “effettivo impatto percettivo”, ma non ne ha disposto la rimozione. La soluzione indicata è cromatica: l’intera parte visibile dell’antenna potrà essere dipinta con tonalità comprese tra l’azzurro e il grigio ceruleo, così da attenuarne la presenza rispetto al paesaggio.


Un edificio salvato due volte

La vicenda ricorda un precedente ottocentesco. Dopo l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, una legge del 15 agosto 1867 aveva inserito l’oratorio tra gli edifici destinati alla demolizione e al passaggio al demanio. Don Giovanni Rizzo, parroco di Salboro, contestò il provvedimento e si rivolse al sindaco di Padova Andrea Meneghini.

Due anni più tardi il Comune comunicò che la Direzione Compartimentale del demanio e Tasse di Venezia aveva escluso San Michele dalla devoluzione al patrimonio statale. L’edificio venne così preservato, in una decisione molto diversa da quella che oggi ha consentito la costruzione del ripetitore.

Anche la Cappella degli Scrovegni rischiò di lasciare Padova. Nel 1880 i proprietari Gradenigo-Baglioni valutarono la vendita agli inglesi, con il possibile trasferimento dei dipinti a Londra. L’assessore Antonio Tolomei si oppose all’operazione e il Comune acquistò la cappella, che nel 1881 sarebbe diventato sindaco, mantenendola in città. Oggi il ciclo di Giotto richiama oltre 320mila visitatori ogni anno.


Gli affreschi dell’oratorio

San Michele Arcangelo sorge nella frazione di Salboro, all’interno del territorio comunale padovano. L’edificio nacque tra il V e il VI secolo, in epoca longobarda, e venne ampliato nel XII secolo. Prima dell’oratorio, nello stesso luogo, si trovava un tempietto romano.

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I volontari dell’associazione SalboroIncontra tengono aperto il complesso e ne raccontano la storia ai visitatori. Le pareti conservano due cicli pittorici risalenti a prima dell’attività di Giotto: il più antico, datato intorno all’anno 1000, mostra gli apostoli disposti tra gli archi di un colonnato.

L’altro insieme di immagini presenta un Cristo Pantocratore, una sequenza di apostoli con san Prosdocimo e, nella fascia più bassa, due cavalieri impegnati in un torneo circondati da figure del bestiario medievale. Per secoli il piccolo campanile ha inoltre rappresentato un riferimento per fedeli e viandanti.


Il contenzioso sull’impianto

La società telefonica aveva presentato la richiesta per installare un ripetitore di grandi dimensioni vicino all’oratorio. In una fase iniziale il Comune sostenne in giudizio che l’edificio non fosse classificato tra i beni di interesse culturale. Successivamente, però, la Commissione regionale per il patrimonio culturale del Ministero della Cultura accertò l’interesse culturale dell’immobile e la conseguente necessità di applicare le misure di tutela.

Nel frattempo Palazzo Moroni aveva autorizzato l’installazione. Comitati locali e associazioni presentarono quindi un ricorso amministrativo. Il Consiglio di Stato, con una sentenza del giugno 2026, annullò il provvedimento: secondo l’ex sindaco Ivo Rossi, l’antenna risultò così priva di un titolo valido, benché fosse già stata costruita.

Il Comune riconobbe in seguito la difficoltà della situazione, ma l’impianto era ormai presente accanto al bene storico. La decisione della Sovrintendenza ha lasciato aperta la possibilità di conservarlo, limitandosi a prescrivere un intervento sul colore, mentre l’amministrazione comunale continua a chiedere che venga rimosso o trasferito.

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