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Attualità 1 min di lettura52 min fa

Pietracatella, due nuove audizioni: il computer della ricina non c’è

Madre e figlia sono state ascoltate dagli investigatori per i loro legami con l’uomo visto da Antonella Di Ielsi il 22 dicembre.

Due donne, madre e figlia, sono state sentite dalla Squadra Mobile negli uffici della Questura di Campobasso. Il loro coinvolgimento nell’inchiesta deriva dai rapporti familiari con un uomo vicino a una coppia di Pietracatella, legata da amicizia alla famiglia Di Vita.


Le audizioni guardano al 22 dicembre

Secondo le informazioni riportate dal Corriere, le due persone ascoltate sarebbero la sorella e la nipote dell’uomo che il 22 dicembre si recò da Antonella Di Ielsi. Quel giorno la consulente del lavoro si trovava nel suo ufficio di Campobasso, condiviso con il marito Gianni, commercialista.

La data assume un peso particolare nell’indagine: gli investigatori la collocano infatti alla vigilia del 23 dicembre, indicato come il momento più probabile dell’avvelenamento. Antonella aveva 50 anni, mentre la figlia Sara Di Vita ne aveva 15.


Il caso resta legato alla ricina

Antonella e Sara sono morte a Pietracatella, in Molise, nei giorni vicini allo scorso Natale. Per gli inquirenti, entrambe sarebbero state uccise dopo essere state esposte alla ricina, sostanza che continua a rappresentare il fulcro degli accertamenti sul duplice omicidio.

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Le audizioni delle due donne si inseriscono quindi nella ricostruzione delle ore precedenti alla morte. Gli investigatori stanno verificando contatti, spostamenti e rapporti delle persone che potrebbero aver avuto informazioni sull’ultima giornata trascorsa da Antonella.


Nessuna conferma sul computer

È stata invece esclusa dagli investigatori la notizia secondo cui sarebbe stato trovato un computer usato per cercare in rete indicazioni sulla preparazione della ricina in polvere. La Procura di Larino e gli agenti impegnati nell’inchiesta hanno negato che il dispositivo sia stato individuato.

La procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha risposto ai giornalisti con una smentita secca: «Smentisco». Marco Graziano, dirigente della Squadra Mobile di Campobasso, ha confermato di non aver ricevuto alcuna informazione sul presunto ritrovamento.

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