Pena capitale, il caso Christa Pike riaccende la polemica negli Usa
La donna, oggi cinquantenne, dovrebbe essere sottoposta a iniezione letale in Tennessee dopo il verdetto per l’omicidio commesso a 18 anni.
La vicenda di Christa Pike ha riportato al centro dell’attenzione il ricorso alla pena di morte nei confronti delle donne negli Stati Uniti. Dal 1976 si contano 18 esecuzioni femminili, mentre esperti di diritti umani e rappresentanti delle Nazioni Unite hanno nuovamente contestato la pena capitale.
Il nodo dell’età e dei traumi
Pike rischia di diventare la prima donna giustiziata in Tennessee da oltre due secoli. Il suo caso è inoltre considerato unico perché la condanna riguarda un delitto commesso quando l’imputata era ancora adolescente.
La difesa aveva chiesto di sostituire la pena capitale con il carcere a vita senza possibilità di libertà condizionale. Nella richiesta erano stati richiamati i traumi dell’infanzia, le violenze subite, gli abusi e i disturbi psichiatrici della donna.
Respinti gli ultimi appelli
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha rifiutato il ricorso presentato nelle ultime ore. Anche il governatore del Tennessee, Bill Lee, ha scelto di non concedere la clemenza richiesta dai legali.
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Con queste decisioni sono venuti meno gli ultimi ostacoli giudiziari e politici all’esecuzione. Le organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti umani hanno rivolto nuovi appelli contro la condanna, senza però ottenere la sospensione della procedura.
L’esecuzione fissata per oggi
L’iniezione letale è programmata per mercoledì 30 settembre in Tennessee, alle 17 secondo l’orario italiano. Christa Pike ha oggi 50 anni ed è stata condannata per l’uccisione di una compagna di scuola.
Il delitto risale a quando aveva 18 anni. Se la procedura verrà eseguita, Pike sarà la prima donna sottoposta alla pena capitale nello Stato dopo più di 200 anni e l’unica donna negli Stati Uniti a essere giustiziata per un crimine commesso durante l’adolescenza.
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