Netanyahu all’Onu rovescia l’accusa su Gaza: la sua linea
Davanti a un’aula quasi vuota, il premier israeliano ha difeso la risposta al 7 ottobre e ha usato il palco di New York per rilanciare la sua versione del conflitto.
Benjamin Netanyahu ha scelto il palcoscenico delle Nazioni Unite per respingere con forza le accuse su Gaza e rilanciare la propria narrazione del conflitto. A New York, in un contesto segnato dalla protesta di molte delegazioni, il premier israeliano ha puntato tutto sulla risposta al 7 ottobre e sul lessico della minaccia esistenziale.
Con lui c’erano la moglie Sarah, la scorta e una presentazione video impostata con toni spettacolari, quasi da trailer cinematografico. L’ingresso è stato costruito nei dettagli: abito blu scuro, cravatta rossa e un discorso scandito con tono grave, in cui ricorrevano parole come «scelta», «combattere», «minaccia esistenziale» e «genocidio».
Un’aula quasi vuota e una sfida politica
La scena che Netanyahu ha trovato al palazzo di Vetro era tutt’altro che accogliente. Molte delegazioni avevano scelto di disertare, lasciando l’aula semivuota e trasformando il suo intervento in un passaggio più polemico che celebrativo.
Da quel podio, il premier ha cercato di costruire una controlettura degli eventi, presentando la risposta israeliana come una necessità dopo l’attacco del 7 ottobre. Il suo obiettivo era ribaltare il frame dominante e difendere l’operato di Israele davanti alla platea internazionale.
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I bersagli del discorso di Netanyahu
Nel suo intervento non sono mancati gli affondi contro i nemici indicati da Israele. Netanyahu ha puntato il dito contro Yahya Sinwar, Ali Khamenei, Recep Tayyip Erdogan e perfino Zohran Mamdani, inserendo tutti nello stesso perimetro di ostilità politica.
Il messaggio complessivo è stato quello di una battaglia presentata come inevitabile e difensiva. Nel racconto del premier, Gaza non è il luogo di un genocidio ma il fronte in cui Israele sostiene di aver evitato il proprio, rovesciando così l’accusa che gli viene rivolta sulla guerra.
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