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Attualità 1 min di lettura50 min fa

Mengele, i dossier svizzeri tra piste fallite e una spia

I documenti desecretati ricostruiscono la ricerca del criminale nazista e sollevano interrogativi sull’atteggiamento delle autorità elvetiche.

I fascicoli dei servizi segreti svizzeri hanno ricostruito la caccia a Josef Mengele, il criminale nazista legato ad Auschwitz. Le carte hanno riportato alla luce indizi rivelatisi senza esito e il riferimento a una misteriosa informatrice israeliana.

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Le piste rimaste senza esito

La documentazione, resa disponibile dopo la declassificazione, segue alcuni dei percorsi investigativi utilizzati per cercare Mengele. Le informazioni raccolte non hanno però portato a un risultato concreto e diverse tracce si sono chiuse senza permettere di localizzarlo.

I dossier offrono così una ricostruzione della ricerca del cosiddetto “Angelo della Morte” di Auschwitz, mostrando la presenza di segnalazioni e piste che non hanno prodotto una svolta nelle indagini. Il materiale riguarda l’attività degli apparati svizzeri durante la caccia al criminale nazista.

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Il ruolo della presunta spia israeliana

Tra gli elementi emersi compare anche una figura descritta come una spia israeliana. Il suo ruolo e le informazioni trasmesse restano al centro degli interrogativi legati alla vicenda, senza che i documenti portino a una conclusione definitiva sulla sua attività.

Le carte hanno inoltre riaperto le domande sul comportamento delle autorità svizzere. La ricostruzione contenuta nei fascicoli suggerisce infatti di esaminare come furono gestite le segnalazioni e le piste relative a Mengele, oltre alle ragioni per cui alcune di esse non hanno avuto seguito.

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