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Attualità 2 min di lettura23 set

Matviichuk replica ad Albanese: il prezzo della “pace” in Ucraina

La premio Nobel ucraina contesta l’idea di fermare gli aiuti militari a Kiev e lega ogni ipotesi di resa a nuove violenze e repressioni.

Oleksandra Matviichuk non ha nascosto la propria indignazione per le parole di Francesca Albanese. Appena arrivata in Italia, la direttrice del Centro per le libertà civili ha detto di essere rimasta colpita dalle posizioni espresse dalla relatrice speciale dell’Onu e ha accusato la proposta di interrompere le armi all’Ucraina di ignorare la realtà vissuta dai civili sotto occupazione.

La sua tesi è netta: senza sostegno a Kiev, non arriverebbe la pace ma solo una nuova fase di violenze. Matviichuk ha ricordato che la guerra non si ferma con la resa di chi è stato invaso e che, nel caso ucraino, la conseguenza sarebbe il consolidamento del controllo russo.


La replica alla relatrice Onu

Parlando con Open, l’attivista ha contestato il ragionamento di Albanese, che a suo giudizio chiede di sospendere gli aiuti militari senza indicare un modo concreto per fermare Vladimir Putin. Per Matviichuk, una posizione del genere è incompatibile con la difesa dei diritti umani.

Ha anche rivendicato il peso delle ripercussioni che una decisione simile avrebbe su milioni di persone. In questa chiave, ha chiesto come sia possibile parlare di pace trascurando ciò che accadrebbe alla popolazione ucraina se venisse lasciata sola.


Cosa significherebbe una resa

Il punto centrale del suo discorso riguarda il significato stesso della parola “pace”. Per Matviichuk, in Ucraina non coincide con l’interruzione dei combattimenti a qualunque costo, perché la fine della resistenza non porterebbe alla tranquillità ma all’occupazione.

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Da lì, ha elencato le conseguenze che associa al dominio russo: tortura, violenza sessuale, sparizioni forzate, negazione dell’identità, adozioni imposte, campi di filtraggio e fosse comuni. È questo, ha spiegato, il quadro che i cittadini ucraini temono quando si parla di abbandonare la difesa del Paese.


L’appello all’Italia e all’Europa

Matviichuk ha allargato il discorso oltre il conflitto ucraino, sostenendo che nel mondo ci sono molte persone esposte a guerre e regimi autoritari. Da qui il richiamo a una giustizia che non si fermi ai confini nazionali: chi vuole difendere i diritti, ha osservato, deve farlo su scala globale.

La premio Nobel ha poi guardato al clima italiano, convinta che il sostegno a Kiev sia sempre più contestato anche per effetto del dibattito politico interno. Per questo ha rilanciato un invito diretto: restare accanto all’Ucraina anche nei mesi più difficili. «Italiani, restate al nostro fianco: quest’inverno non dimenticateci».

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