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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Matone minaccia di lasciare il collegamento per Bruti Liberati

La disputa sulla scarcerazione di Youssef Siher ha acceso accuse reciproche e interruzioni durante L’aria che tira

Simonetta Matone ed Edmondo Bruti Liberati si sono affrontati duramente durante L’aria che tira, su La7. Il confronto è arrivato fino alla minaccia della deputata di lasciare il collegamento.

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L’ultimatum al conduttore

Matone ha chiesto a David Parenzo di interrompere l’audio dell’ex procuratore di Milano, accusandolo di parlare sopra gli altri. «O gli togliete l’audio o vado via. Deve stare zitto!», ha detto la parlamentare rivolgendosi al conduttore.

Bruti Liberati ha reagito ridendo, mentre la discussione si è spostata anche sul riferimento a una mancata presa di distanza da alcuni fatti indicati in trasmissione prima come avvenuti il 17 dicembre e poi come legati al 17 ottobre. «Mi dissocio anche dall’assassinio di Umberto I, se vuole», ha replicato il magistrato con tono ironico.


La lite sulla parola signora

Lo scontro era nato quando Bruti Liberati aveva invitato Matone a prestare attenzione alle proprie parole. La deputata ha contestato il modo in cui veniva chiamata, ricordando di essere parlamentare e di avere ricoperto il ruolo di magistrata. L’ex procuratore ha risposto di rivolgersi abitualmente a tutti con le formule “signore” e “signora”.

La replica di Matone è stata immediata: «Signora lo dice a sua sorella e non a me». Da quel momento le interruzioni si sono moltiplicate. Nel dibattito è intervenuto anche Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, commentando il riferimento alla dissociazione dagli episodi citati.

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Il caso Youssef Siher

Al centro della trasmissione c’era la decisione della gip di Milano Tiziana Landoni sulla scarcerazione di Youssef Siher. Bruti Liberati ha difeso il provvedimento e ha criticato le parole di Giorgia Meloni contro la magistrata, definendole prive di commento per il loro attacco a un giudice.

Secondo l’ex procuratore, il giudice non ha convalidato il fermo perché non erano presenti gli elementi dell’istigazione a delinquere. Ha inoltre sostenuto che la gip abbia seguito i principi fissati dalla Corte di Cassazione e dalla Corte costituzionale, escludendo anche che la diffusione di una parte del manuale egiziano contenesse un invito alla violenza: il passaggio incriminato, ha spiegato, non sarebbe stato riprodotto.


Le accuse tra i due ospiti

Matone ha accusato Bruti Liberati di non essersi dissociato dagli episodi richiamati nel dibattito e lo ha definito con una formula polemica che univa il titolo professionale e quello formale. Il magistrato ha respinto l’addebito, ricordando il lungo periodo trascorso alla guida della Procura di Milano.

Quando la deputata ha replicato che avrebbe svolto male quell’incarico, Bruti Liberati ha citato le indagini sui terroristi dell’Isis da lui mandati a giudizio e poi condannati. Matone ha quindi contestato la definizione di “volgare” attribuita da Bruti Liberati al capo d’imputazione della Procura di Milano, osservando che quell’ufficio non poteva essere paragonato a un negozio di quartiere.

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