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Attualità 4 min di lettura1 ora fa

Malika Ayane, il ritorno dopo cinque anni: la sfida non è la hit

Con Cicale la cantante riapre un percorso iniziato dopo la pandemia e prepara dieci appuntamenti teatrali per l’autunno, sostenuta ancora una volta da Pacifico.

Cinque anni senza un nuovo disco non hanno cancellato il rapporto tra Malika Ayane e il suo pubblico: nel 2024 la cantante ha riempito dieci teatri da 2mila posti. Ora quel percorso riparte con Cicale, il settimo album della sua carriera, nato dopo una lunga fase di vita vissuta lontano dalle scadenze discografiche.

Il disco arriva dopo la partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo con Animali notturni e sarà portato nei principali teatri italiani durante l’autunno. Alla scrittura ha contribuito anche Pacifico, figura presente accanto ad Ayane fin dagli inizi e interlocutore decisivo nella costruzione della sua identità artistica.


Il ritorno dopo una lunga pausa

Ayane racconta di avere trascorso gli ultimi quattro o cinque anni concentrandosi soprattutto sull’esperienza personale. Il processo, spiega, era cominciato dopo la pandemia e dopo Manifesto, un lavoro che aveva segnato un cambio di intensità e di metodo nella scrittura. In quel periodo andare in studio rappresentava anche un modo per proteggersi dalle proprie emozioni e trovare un equilibrio tra sensazioni positive e momenti più difficili.

La pubblicazione è stata rimandata più volte, non per una scelta strategica precisa, ma perché la cantante aspettava una condizione che sembrava non arrivare mai. La decisione di tornare a Sanremo l’anno scorso le ha dato una direzione concreta: da quel momento si è imposta sei mesi per completare il progetto, evitando di restare ancora a lungo nella fase dei provini.

Ayane non nasconde di avere avvertito qualche timore. Da una parte, l’idea di non essere centrale per le sorti dell’industria musicale le ha consentito di lavorare con maggiore serenità; dall’altra, teme che una pausa troppo lunga possa trasformarsi in distanza dal presente. A suo giudizio, chi oggi sta iniziando una carriera corre rischi maggiori se interrompe il percorso, perché dispone di meno tempo e di meno occasioni per costruire un pubblico.


Pacifico e una libertà conquistata

Il rapporto con Pacifico risale agli esordi. A presentarli fu Caterina Caselli, che aveva pubblicato il primo album di Ayane. Da allora, il cantautore ha accompagnato la cantante nei passaggi più delicati, aiutandola a fidarsi della propria voce e delle proprie idee senza affidare ad altri il compito di esprimere ciò che aveva dentro.

Ayane lo considera una presenza capace di accogliere anche le sue contraddizioni, senza giudicarla nei momenti in cui era tentata da scelte impulsive. Il loro legame, quindi, non riguarda soltanto la composizione delle canzoni: è anche una collaborazione umana costruita nel tempo, utile quando si tratta di prendere posizione e difendere una direzione artistica.

Cicale nasce dentro questo clima di fiducia, con la ricerca di un linguaggio riconoscibile e insieme accessibile. Il lavoro conserva la raffinatezza che viene spesso associata alla cantante, ma non nasce dal tentativo di inseguire un modello esterno o di adeguarsi alle richieste del mercato.

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Numeri, hit e identità

Nel periodo in cui è uscito il disco, il calendario musicale proponeva contemporaneamente almeno venti nomi di primo piano tra singoli e album. Ayane rifiuta però l’idea di affrontare questa sovrabbondanza misurandosi continuamente con gli altri: preferisce concentrarsi sulle proprie canzoni e sul significato concreto del lavoro svolto.

I numeri restano importanti, perché un album deve incontrare qualcuno per avere una reale conseguenza. Ma, secondo la cantante, il successo non può essere ridotto agli ascolti: «La realtà si misura in biglietti venduti, ma non solo, anche in quello che canti, quello che produci». La sua esperienza recente nei teatri, con dieci date esaurite, rappresenta proprio la conferma di un rapporto che non dipende soltanto dalla visibilità televisiva o dalle classifiche.

La stessa impostazione vale per le collaborazioni. Ayane spiega di non sentirsi credibile quando interpreta un brano che non le appartiene e racconta di avere lavorato per ragioni artistiche con Clavdio, Paolo Antonacci, Davide Simonetta e Federica Abbate, anche se alcune canzoni non sono poi entrate nell’album. Nel suo percorso hanno trovato spazio anche il divertimento e la curiosità, ma senza trasformare ogni incontro in una scelta legata al numero di ascoltatori o di seguaci.


Raffinatezza senza compromessi

L’etichetta di artista raffinata, in un ambiente dominato dalla ricerca immediata della canzone di successo, potrebbe sembrare un limite. Ayane, invece, considera essenziale restare fedele alla propria natura: «Se tu nasci broccoletto devi morire broccoletto, non puoi diventare una capasanta». La frase riassume il rifiuto di cambiare pelle soltanto per risultare più facilmente vendibile.

La cantante riconosce che il peso dei risultati, in passato, ha condizionato il modo in cui guardava al proprio lavoro. Oggi prova a vivere con maggiore accettazione anche il rischio di non piacere a tutti, senza confondere il mancato interesse di qualcuno con la fine della propria carriera.

Anche nella vita privata, racconta, non sempre le persone più vicine seguivano la sua musica con attenzione. Il compagno, per esempio, conosceva soltanto alcuni brani e non la ascoltava abitualmente; ora, però, la aiuta a organizzare la scaletta. Un episodio che Ayane interpreta senza risentimento e che conferma quanto la notorietà possa avere confini molto più ristretti rispetto alla percezione pubblica.

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