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Attualità 4 min di lettura6 min fa

Lula torna al potere: il Brasile si spacca sul voto e Bolsonaro ricorre

Il candidato del Partito dei lavoratori supera Flávio Bolsonaro con il 51,74% dei consensi, mentre la destra annuncia un ricorso contro la validità dello scrutinio.

Il Brasile affida di nuovo la presidenza a Luiz Inácio Lula da Silva, ma la vittoria arriva insieme a una contestazione destinata ad alimentare la tensione politica. Con il 99,99% delle schede esaminate, il leader del Partito dei lavoratori ha raggiunto il 51,74% dei voti, lasciando Flávio Bolsonaro al 48,2%.

Il risultato è stato certificato da Kassio Nunes Marques, presidente del Tribunale superiore elettorale, che ha indicato Lula come quarantestimo presidente della Repubblica. Il figlio maggiore di Jair Bolsonaro, però, ha annunciato l’intenzione di chiedere l’annullamento del voto, sostenendo che alcune decisioni prese durante la giornata elettorale abbiano compromesso la regolarità della consultazione.

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La destra prepara il ricorso

Al centro della protesta c’è una decisione di Cristiano Zanin, giudice del Supremo tribunale federale ed ex avvocato personale di Lula. Il magistrato ha accolto l’istanza della campagna del candidato del Partito dei lavoratori, secondo cui alcuni sindaci vicini all’opposizione avrebbero ostacolato il trasporto pubblico per rendere più difficile il raggiungimento dei seggi nelle aree favorevoli a Lula.

Il provvedimento è arrivato poco dopo la chiusura della maggior parte dei seggi, fissata alle 17 locali, le 21 in Italia. I presidenti dei seggi, secondo la ricostruzione della campagna di Bolsonaro, non sarebbero stati informati per tempo. Da qui sarebbero nati disagi e casi di elettori impossibilitati a votare perché le schede delle rispettive urne risultavano già conteggiate.

Bolsonaro ha accusato Zanin di avere «cambiato le regole del gioco a partita in corso» e ha sostenuto che la decisione avrebbe scavalcato il Tribunale superiore elettorale. Il senatore ha inoltre denunciato l’allontanamento dei rappresentanti di lista del suo schieramento dai seggi riaperti, chiedendo chiarimenti prima del riconoscimento definitivo dell’esito.


Un ribaltamento senza precedenti

Lula era arrivato secondo al primo turno, mentre Flávio Bolsonaro aveva chiuso quella fase in testa. Al ballottaggio, tuttavia, il candidato del Partito dei lavoratori ha recuperato terreno e ha ottenuto oltre 64 milioni di voti, un record per una competizione presidenziale brasiliana. Alle urne si sono presentati circa tre milioni di cittadini in più rispetto al primo turno.

La rimonta rappresenta un precedente inedito dall’introduzione del ballottaggio: mai prima un candidato sconfitto nella prima tornata era riuscito a conquistare la presidenza nella votazione decisiva. Gli esperti hanno collegato il risultato anche a un’affluenza superiore alle aspettative. Leonardo Barreto, cofondatore della società di consulenza Think Policy, ha descritto la scelta degli elettori come un confronto tra il timore del cambiamento e la continuità di un percorso già conosciuto.

Il ritorno di Lula viene considerato rilevante anche per le politiche sociali, la tutela delle minoranze, i diritti delle popolazioni indigene e la protezione dell’Amazzonia. Durante la campagna, il leader della sinistra ha richiamato i risultati dei suoi precedenti governi, quando erano diminuiti povertà e disuguaglianze e avevano raggiunto livelli contenuti anche disoccupazione, analfabetismo e deforestazione.

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Lula, una lunga parabola politica

Nato il 27 ottobre 1945 in una famiglia contadina povera del Pernambuco, Lula si trasferì da bambino nell’area industriale di San Paolo. A 14 anni iniziò a lavorare in fabbrica e in seguito perse un dito. Negli anni Settanta guidò, da sindacalista, le grandi mobilitazioni operaie contro la dittatura militare.

Dopo tre sconfitte elettorali, arrivò alla presidenza nel 2003. Fu rieletto nel 2006 e lasciò l’incarico con una popolarità molto elevata, sostenuta anche da programmi come Bolsa Família. Nel 2018-2019 trascorse 580 giorni in carcere per accuse di corruzione; le condanne furono poi annullate per vizi procedurali e per la parzialità del giudice.

A 81 anni, Lula si prepara così a un nuovo mandato dopo una campagna faticosa, segnata da una voce roca e da una forte presenza nelle reti sociali. Dopo il secondo posto al primo turno, ha modificato la propria strategia comunicativa, ricorrendo anche a frequenti autoritratti fotografici per inseguire il vantaggio della destra su internet.


Proteste possibili, esito difficile da cambiare

L’iniziativa di Flávio Bolsonaro richiama la reazione del padre, che non accettò la sconfitta contro Lula nel 2022. Jair Bolsonaro è stato successivamente condannato a 27 anni per avere complottato un colpo di Stato nel tentativo di conservare il potere.

Gli analisti ritengono comunque molto improbabile una cancellazione del risultato. A pesare sono sia il margine di oltre quattro milioni di voti a favore di Lula, più ampio rispetto a quello con cui il padre aveva perso, sia il fatto che la stessa campagna di Bolsonaro aveva domandato più tempo per votare a causa delle piogge nel sud del Paese.

Mario Braga, analista per l’America Latina della società Rane, ha previsto possibili manifestazioni della destra nei prossimi giorni, ma ha definito «molto improbabile» che le proteste possano condurre a un ribaltamento dell’esito. Intanto, sui mercati asiatici, un fondo indicizzato quotato a Tokyo e legato all’indice Bovespa ha perso quasi il 15% durante le contrattazioni successive alla notizia della vittoria di Lula.

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