Lula ribalta il Brasile: il verdetto che riaccende la sinistra
Con il 51,74% dei consensi, Lula supera Flavio Bolsonaro e torna alla guida del Paese dopo una rimonta senza precedenti nella storia elettorale brasiliana.
Il secondo turno ha consegnato a Lula una vittoria destinata a entrare negli annali del Brasile. Il leader progressista ha ottenuto il 51,74% dei voti, superando Flavio Bolsonaro, fermo al 48,2%, e ha completato una rimonta che alla vigilia sembrava difficilissima. Per lui si tratta della quarta volta alla presidenza del Paese.
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Il ribaltone che cambia la storia
Mai prima d’ora un candidato arrivato secondo al primo turno era riuscito a trasformare la sconfitta iniziale in un successo al ballottaggio. Lula, invece, ha colmato in appena tre settimane un distacco di circa due milioni di voti, sostenuto da una partecipazione più ampia e da una mobilitazione capillare.
Alle urne sono arrivati anche molti elettori che non avevano votato nella prima tornata. L’astensione è diminuita di due punti e, secondo la ricostruzione del testo, una parte di questo nuovo afflusso sarebbe stata motivata dal timore di una nuova presidenza della famiglia Bolsonaro. Il risultato ha inoltre portato Lula oltre quota 64 milioni di preferenze, un primato nella storia elettorale brasiliana.
Una piazza pronta a festeggiare
La vittoria ha acceso l’entusiasmo dei sostenitori del leader progressista, pronti a scendere nelle strade delle principali città. Le celebrazioni sono attese a Copacabana e lungo l’Avenida Paulista, dove le magliette rosse e il gesto della “L” dovrebbero accompagnare la festa per il ritorno del presidente operaio.
La biografia di Lula è tornata al centro della celebrazione politica: a 17 anni perse un dito in un incidente sul lavoro, quando una pressa gli schiacciò la mano. Il suo successo ridimensiona così le previsioni di chi lo considerava ormai una figura appartenente al passato e destinata a uscire dalla scena pubblica.
Un segnale oltre i confini
L’esito del voto brasiliano viene letto anche come un freno alla crescita delle forze vicine a Donald Trump in America Latina, proprio a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La vittoria di Lula è stata accolta con favore anche da chi difende i diritti delle persone LGBT, delle minoranze, delle popolazioni indigene e dei cittadini più dipendenti dalle politiche sociali.
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Tra le aspettative legate al nuovo mandato rientra anche la tutela dell’Amazzonia. Il risultato assume inoltre un significato religioso: il Brasile, descritto nel testo come il Paese più cattolico del mondo, non sarà guidato per la prima volta da un presidente evangelico.
La campagna decisiva sul campo
Il recupero di Lula è passato dalle manifestazioni pubbliche e da una intensa attività sulle piattaforme digitali. Il suo apparato di sostenitori in rete ha contribuito alla diffusione dei messaggi della campagna, nonostante le accuse rivolte a Meta di avere cercato di limitarne la circolazione.
Il nuovo presidente ha anche ricordato di non avere mai posseduto un telefono intelligente. A 81 anni, che compirà tra pochi giorni, ha così superato per la seconda volta un esponente della famiglia Bolsonaro: dopo Jair, sconfitto quattro anni fa, il confronto si è chiuso ora con la vittoria su Flavio.
Ora resta il nodo dei ricorsi
Il margine emerso dal ballottaggio potrebbe rendere meno probabili contestazioni da parte della destra, dopo una giornata elettorale segnata da tensioni e dalla proroga di due ore dell’orario di chiusura dei seggi. Le eventuali iniziative giudiziarie restano però una questione dei prossimi giorni.
Nell’immediato, il dato politico è quello di una vittoria costruita attraverso il voto di oltre 64 milioni di brasiliani e una partecipazione cresciuta rispetto al primo turno. Lula torna così al centro della scena nazionale e internazionale, mentre i suoi sostenitori celebrano quello che considerano il ritorno del loro leader alla guida del Paese.
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