1.221notizie oggi Scopri i vantaggi
Attualità 5 min di lettura2 ore fa

Libia, il cortocircuito tra Usa ed Europa: Roma tenta la svolta

L’Atlantic Council apre nella Capitale un nuovo spazio di confronto su Nord Africa e Medio Oriente, con l’obiettivo di ricucire la cooperazione transatlantica.

La Libia è il punto in cui le divisioni tra Stati Uniti ed Europa rischiano di produrre il danno più evidente. Secondo Karim Mezran, direttore dell’Iniziativa per il Nord Africa e membro residente dell’Atlantic Council, Roma può diventare il luogo da cui rilanciare il dialogo tra le due sponde dell’Atlantico e i Paesi meridionali del Mediterraneo.

Il nuovo programma romano dell’Atlantic Council nasce infatti in una fase nella quale l’influenza occidentale nella regione appare più contestata e Washington e le capitali europee faticano a muoversi lungo una linea comune. L’obiettivo è mettere in relazione analisi, diplomazia e decisioni politiche su un’area che comprende Nord Africa, Medio Oriente, Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso.

Offerta del giorno16 ottobre

Rowenta

-20% sugli aspirapolvere Rowenta

Scade tra 76 giorni
********


Roma cerca un ruolo di raccordo

La scelta della Capitale non è casuale. L’Italia mantiene rapporti significativi con Algeria, Libia, Egitto e Turchia, ma finora non sempre è riuscita a trasformare questa rete di relazioni in una strategia regionale coerente. A ostacolare il percorso contribuiscono anche il coordinamento insufficiente tra i Paesi europei e il coinvolgimento americano ritenuto troppo limitato.

Mezran, che tra il 2002 e il 2012 ha guidato il Centro Studi Americani di Roma, ritiene che il rapporto debba essere vantaggioso per entrambe le parti. Gli Stati Uniti, a suo giudizio, possono ancora offrire un contributo alla soluzione delle crisi internazionali, mentre l’Italia può aiutare Washington a comprendere meglio dinamiche e interlocutori del Nord Africa e del Medio Oriente.

“Vogliamo cercare di invertire una rotta”, ha spiegato Mezran, sottolineando il calo della simpatia e della capacità d’influenza di cui gli Stati Uniti hanno goduto a lungo in Europa. La nuova iniziativa dovrebbe quindi contribuire a recuperare fiducia e a riportare il confronto strategico al centro delle relazioni transatlantiche.


La Libia resta il banco di prova

Nel ragionamento dell’analista, la Libia rappresenta il caso più concreto delle occasioni mancate dall’Occidente. Dopo l’intervento contro Muammar Gheddafi, gli Stati europei non hanno costruito un progetto condiviso per la stabilizzazione del Paese e hanno finito spesso per perseguire obiettivi divergenti.

L’Italia, tuttavia, avrebbe ancora margini per esercitare un’influenza maggiore. I legami con Abdelmadjid Tebboune, Abdel Fattah al-Sisi e Recep Tayyip Erdogan potrebbero essere utilizzati, secondo Mezran, per promuovere un confronto sulla crisi libica che coinvolga Algeria, Egitto e Turchia.

L’Algeria viene descritta come una potenza regionale impossibile da escludere, anche alla luce delle tensioni con il Marocco legate al Sahara occidentale. Roma, avendo conservato un rapporto solido con Algeri, potrebbe partire da quella relazione per avanzare una proposta politica più ampia. Anche Ankara, secondo l’analista, difficilmente si opporrebbe apertamente a un’iniziativa sostenuta dagli algerini, mentre il Cairo dovrebbe essere coinvolto nello stesso percorso.

“Se non possiamo unirci, almeno coordiniamoci”, ha osservato Mezran parlando dell’Europa. Il mancato allineamento, ha aggiunto, lascia spazio a iniziative nazionali che talvolta finiscono per ostacolarsi a vicenda e rende più difficile affrontare i costi dell’instabilità libica.


Ankara amplia la propria influenza

Tra gli attori regionali, la Turchia viene indicata come il Paese capace di muoversi con maggiore flessibilità. Erdogan ha mantenuto aperti canali con interlocutori molto diversi e ha cercato spazio d’azione in Libia, Siria e nei rapporti con Russia e Ucraina.

In Libia Ankara è entrata sostenendo una delle parti del conflitto politico e militare, ma in seguito ha avviato un dialogo anche con Khalifa Haftar. Questa capacità di cambiare interlocutori senza rinunciare ai propri obiettivi, secondo Mezran, ha permesso alla Turchia di aumentare progressivamente il proprio peso.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.

Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.

Il ruolo turco, inoltre, è destinato a crescere nei rapporti con l’Egitto e nel Corno d’Africa. Per questo l’Italia e gli altri Paesi occidentali, sostiene l’analista, dovrebbero confrontarsi con Ankara anziché considerarla soltanto come un soggetto da contenere.


Un’unica area strategica

Il programma dell’Atlantic Council parte anche da una revisione della geografia politica della regione. Maghreb, Sahel, Corno d’Africa e Mar Rosso non possono più essere affrontati come scenari indipendenti: le rivalità tra Algeria e Marocco, l’attività delle reti jihadiste, le migrazioni, la guerra in Sudan, gli interessi egiziani sul Nilo e la sicurezza delle rotte marittime sono fenomeni collegati.

Le istituzioni occidentali, invece, continuano spesso a separare questi dossier secondo confini geografici ormai poco adatti a descrivere le dinamiche reali. La conseguenza è una risposta frammentata proprio mentre gli attori locali e regionali conquistano maggiore capacità d’iniziativa.

Fondato a Washington nel 1961, l’Atlantic Council analizza relazioni internazionali, sicurezza e cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico. L’organizzazione opera attraverso centri di ricerca, programmi dedicati alle diverse aree del mondo, pubblicazioni e incontri con rappresentanti della politica, della diplomazia, dell’università e delle imprese.

Le attività sul Medio Oriente e sul Nord Africa fanno riferimento soprattutto al Centro Rafik Hariri e ai programmi mediorientali. La struttura guidata da Mezran si concentra sui cambiamenti politici, economici e strategici dei Paesi affacciati sulla sponda meridionale del Mediterraneo.


Il via con una conferenza a Roma

Il primo appuntamento pubblico del programma è previsto lunedì 19 ottobre, dalle 17, al Centro Studi Americani di via Michelangelo Caetani 32. La conferenza, intitolata “Dal Mar Rosso all’Atlantico: politica transatlantica e grande sistema di sicurezza nordafricano”, sarà dedicata proprio ai legami tra le crisi dell’area.

Ad aprire i lavori saranno Jörn Fleck, direttore per l’Europa dell’Atlantic Council, Roberto Sgalla, direttore del Centro Studi Americani, e Will Wechsler, responsabile dei programmi mediorientali dell’organizzazione. È previsto anche l’intervento di Maurizio Greganti, vice direttore generale per gli Affari politici e la sicurezza internazionale della Farnesina.

La discussione sarà moderata da Mezran e vedrà la partecipazione degli esperti Hannah Armstrong, Can Kasapoğlu e Caterina Roggero. Le conclusioni saranno affidate a Giampiero Massolo, componente del consiglio di amministrazione del Centro Studi Americani.

Il quesito di fondo riguarda il futuro della strategia transatlantica: come possono Stati Uniti ed Europa recuperare capacità d’azione in una regione dove gli equilibri dipendono sempre più dalle iniziative dei governi locali e delle potenze vicine? “Il nostro compito è proporre idee, anche quando significa dire ai governi che stanno sbagliando”, ha concluso Mezran, indicando nel confronto diretto il compito centrale del nuovo programma.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere