Legge elettorale, la vera sfida è l’8 ottobre: maggioranza ancora in bilico
Il primo scrutinio segreto non crea sorprese, ma il voto finale alla Camera potrebbe riaprire le tensioni dentro e fuori dalla maggioranza.
Il passaggio più delicato non è ancora arrivato. La Camera ha respinto le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, ma il risultato non permette alla maggioranza di considerare chiusa la partita: il voto decisivo sulla legge elettorale sarà quello finale, previsto per giovedì 8 ottobre alle 12.30 e anch’esso potenzialmente segreto.
La prima votazione si è conclusa con 229 contrari e 151 favorevoli, su 380 deputati votanti. Non ci sono state astensioni e dai banchi della maggioranza sono partiti applausi dopo la proclamazione dell’esito. Prima del passaggio conclusivo, però, il governo dovrà affrontare tre voti di fiducia sugli articoli iniziali della riforma.
Il risultato non scioglie i dubbi
La votazione sulle pregiudiziali ha riunito in un unico scrutinio le iniziative di +Europa, Pd, M5s, Italia Viva e Avs. L’esito ha evitato il passo falso che la maggioranza temeva, ma il conteggio non può essere letto come una fotografia certa dei consensi disponibili al momento dell’approvazione definitiva.
A pesare è soprattutto la posizione di Futuro Nazionale. La componente vicina a Vannacci, contraria alla riforma già durante l’esame in commissione, ha scelto di respingere le pregiudiziali. Edoardo Ziello ha motivato la decisione in Aula: «Non possiamo votare a favore di pregiudiziali di costituzionalità ridicole proposte con argomenti da scappati di casa». Subito dopo ha chiarito che il gruppo continuerà a opporsi alla legge nelle sedi parlamentari competenti.
La componente conta nove deputati, dopo l’ingresso di Tommaso Calderone, già esponente di Forza Italia. I suoi voti hanno quindi contribuito all’esito favorevole alla maggioranza, ma non rappresentano un sostegno garantito al testo quando arriverà il momento di scegliere tra approvazione e bocciatura.
Le fiducie restringono il campo
Il governo porrà tre questioni di fiducia lunedì 5 ottobre alle 14. Martedì saranno esaminati gli articoli 1 e 2, dedicati rispettivamente alla Camera e al Senato, con le nuove regole sulle preferenze e i capilista bloccati. Mercoledì 7 ottobre toccherà all’articolo 3, relativo alle circoscrizioni del Trentino-Alto Adige/Südtirol; nella stessa giornata sono previste anche le dichiarazioni di voto e l’esame degli ordini del giorno.
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La fiducia, votata per appello nominale, impedisce di esaminare gli emendamenti riferiti all’articolo interessato quando viene approvata. In questo modo l’esecutivo riduce gli spazi per modifiche inattese e cerca di evitare che il provvedimento torni al Senato: il testo è infatti già stato modificato da Palazzo Madama e una nuova variazione alla Camera imporrebbe un ulteriore passaggio parlamentare.
Capilista e voto finale decisivo
Il ricorso alla fiducia blocca anche l’ipotesi di un emendamento sull’alternanza di genere dei capilista. La questione aveva alimentato discussioni anche nella maggioranza, perché la riforma non introduce un vincolo di alternanza tra candidati uomini e donne. L’opposizione valutava di riproporre il tema in Aula chiedendo lo scrutinio segreto, ma la misura sarebbe stata collegata proprio agli articoli coperti dalla fiducia.
Dopo l’esame delle fiducie e degli ordini del giorno resterà il voto conclusivo dell’8 ottobre. Le opposizioni hanno già annunciato l’intenzione di chiedere lo scrutinio segreto, previsto dal regolamento per le leggi elettorali anche quando il governo ha ottenuto la fiducia sui singoli articoli.
È questo il momento in cui verrà meno l’ultimo strumento utilizzabile dall’esecutivo per rendere palese il comportamento dei deputati. Le preoccupazioni della maggioranza nascono anche dal precedente di luglio, quando un emendamento sulle preferenze presentato da FdI, Noi Moderati e Udc fu respinto per un solo voto in una votazione segreta.
Alla vigilia del primo scrutinio, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva invocato «massima vigilanza», escludendo però controlli sui parlamentari e richiamando ciascun eletto alla propria responsabilità. Il governo, ha avvertito, considera l’eventuale mancata approvazione della legge foriera di «conseguenze serie e importanti».
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