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Attualità 3 min di lettura10 ore fa

Legge elettorale, la maggioranza teme i franchi tiratori: tre fiducie alla Camera

A Montecitorio il governo blinda i gruppi in vista dei voti decisivi, mentre Riccardo Magi contesta l’aumento delle firme necessarie per candidarsi.

La battaglia sulla riforma elettorale entra nella fase più delicata alla Camera. Mentre Riccardo Magi avvia uno sciopero della fame contro l’aumento delle firme richieste alle nuove liste, la maggioranza prepara una settimana ad alta tensione, con tre voti di fiducia e uno scrutinio segreto conclusivo.


Magi protesta sulle firme digitali

Il segretario di +Europa contesta soprattutto la soglia prevista per le formazioni politiche non già presenti in Parlamento: la raccolta necessaria salirebbe da 1.500 ad almeno 6mila firme per ciascun collegio. Secondo Magi, il numero complessivo arriverebbe a circa 450.000 sottoscrizioni, una quantità superiore ai voti ottenuti da alcuni partiti oggi rappresentati alle Camere.

Annunciando il digiuno, Magi ha definito la riforma un “colpo di Stato elettorale” e ha chiesto di accantonare almeno la parte relativa alla raccolta delle sottoscrizioni. Il leader di +Europa sostiene che le firme dovrebbero poter essere acquisite anche in formato digitale, che considera sicuro, verificabile e conforme alla legge, e accusa Parlamento e governo di limitare il diritto di partecipazione alle elezioni.


Tre fiducie per blindare il testo

Il provvedimento è ora all’esame dell’Aula di Montecitorio per la terza lettura, dopo gli interventi approvati dal Senato. Giovedì alle 12, concluso l’esame del decreto imballaggi, i deputati dovrebbero votare sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione: la votazione sarà unica e segreta, qualora venga formalmente richiesta.

Il calendario ipotizzato prevede per lunedì 5 ottobre tre richieste di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3. I primi due contengono anche le modifiche sulle preferenze, che le opposizioni giudicano soltanto apparenti, mentre il terzo riguarda il collegio del Trentino. Non dovrebbe invece essere posta la fiducia sull’articolo 8, modificato dal Senato per estendere ai caregiver il voto fuori sede, una misura condivisa dai diversi schieramenti.

Dopo gli ordini del giorno, l’approvazione definitiva potrebbe arrivare tra il 7 e l’8 ottobre. I tempi restano però legati alla durata degli interventi dell’opposizione, che potrebbe utilizzare l’intero spazio disponibile prima del voto finale a scrutinio segreto.

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In Aula torna l’allarme segretezza

I partiti di governo vogliono evitare nuove defezioni interne dopo l’episodio di luglio, quando alcuni emendamenti furono respinti proprio durante una votazione segreta. Per questo i parlamentari del centrodestra sono stati richiamati alla presenza da martedì fino a giovedì prossimo, mentre Giorgia Meloni ha sollecitato una partecipazione obbligatoria della maggioranza.

L’attenzione si concentrerà anche sulle tribune. A metà luglio alcuni collaboratori del gruppo di Fratelli d’Italia avevano osservato e filmato i movimenti dei deputati di centrodestra per individuare i cosiddetti franchi tiratori, stimati in una trentina. La vicenda aveva provocato le proteste dell’opposizione ed era stata sottoposta ai questori dalla rappresentanza dei giornalisti parlamentari.

Per la prossima sessione la tribuna centrale, riservata alla stampa, non sarà accessibile agli staff. Eventuali richieste potranno riguardare le tribune laterali destinate agli operatori video, con l’obbligo di sottoscrivere il codice che vieta fotografie e riprese improprie durante i lavori.


Il voto cambia, i sospetti restano

Dall’inizio di settembre i banchi della Camera sono dotati di nuovi dispositivi con schermo tattile. Nelle votazioni segrete, tuttavia, i deputati continuano a usare la pulsantiera collocata nella parte interna del terminale, con i tre comandi verde, bianco e rosso.

Proprio questa modalità alimenta i timori nei gruppi parlamentari: alcuni deputati, secondo quanto si ragiona in Transatlantico, potrebbero premere i tasti usando soltanto l’indice o il mignolo, così da mostrare ai colleghi di aver seguito l’indicazione del partito senza rendere visibile l’intera operazione.

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