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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Lady Diana, il rimpianto di Harry per l’ultima telefonata

A New York il principe ha ricordato il dolore per la madre e gli effetti della terapia sul lutto

Il principe Harry ha raccontato il rimorso per l’ultima telefonata con la madre Lady Diana, morta nel 1997 quando lui aveva 12 anni. Ne ha parlato a New York durante una masterclass dedicata alla sofferenza legata al lutto e in un’intervista a GQ.

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Il ricordo dell’ultima chiamata

All’epoca Harry si trovava a Balmoral, in vacanza con la famiglia reale. Diana, invece, era a Parigi e aveva telefonato ai figli per salutarli: il ragazzo, desideroso di tornare a giocare con i cugini, visse quella conversazione con la fretta tipica di una giornata spensierata.

Poco dopo, l’auto sulla quale viaggiava la principessa si schiantò contro un pilone nel tunnel dell’Alma, mentre veniva inseguita dai paparazzi. Harry ha ricordato il peso di non aver saputo che quella sarebbe stata l’ultima occasione per parlare con la madre: «Se avessi saputo che sarebbe stata l’ultima, quanto diversa sarebbe stata quella conversazione?». A distanza di anni, ha spiegato, è lui a dover convivere con quel pensiero.


Il lutto e la terapia

Il principe ha detto di pensare a Diana quasi ogni giorno. Per molto tempo ha risposto in modo automatico a chi gli chiedeva come stesse, senza mostrare ciò che provava davvero dopo la perdita.

La sua esperienza di padre ha modificato il modo in cui guarda alla propria infanzia e alla morte della madre. Harry ha anche criticato l’attenzione della stampa nei confronti della fase più difficile della sua vita, respingendo l’idea che avrebbe dovuto continuare a vivere senza cambiare abitudini dopo essere diventato adulto.

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Secondo il suo racconto, il percorso terapeutico gli ha consentito di affrontare emozioni rimaste a lungo represse. «La sofferenza di perdere una madre è uno schifo», ha detto, spiegando che la terapia gli ha permesso di riconoscere il dolore e di piangere.


Il legame con Diana

Harry ha descritto la presenza della madre come un filo che continua ad accompagnarlo. In alcuni momenti, ha affermato, avverte ancora una connessione con lei e percepisce la sua energia nelle diverse fasi della propria vita.

A 12 anni, mentre seguiva il feretro di Diana davanti alle telecamere, non aveva piena consapevolezza della propria identità né della portata della tragedia. Con il passare del tempo ha compreso che il lutto poteva paralizzarlo oppure diventare un’esperienza attraverso cui crescere, anche se con grande fatica.

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