La medicina vuole battere il tempo: la partita ora è prevenire
Dai farmaci per l’obesità alla gestione del diabete, la sanità prova ad anticipare il rischio, ma diagnosi, accesso alle cure e organizzazione restano in ritardo.
Il vero cambio di paradigma non riguarda soltanto la scoperta di nuove terapie, ma il momento in cui vengono utilizzate. L’obiettivo è intervenire quando una malattia non si è ancora manifestata pienamente, così da evitarne le complicanze o posticiparne gli effetti. Per riuscirci, però, non bastano farmaci più efficaci: servono dati, diagnosi tempestive e sistemi sanitari capaci di seguire il paziente nel tempo.
La prevenzione diventa strategia industriale
Per lungo tempo la medicina ha seguito un percorso lineare: individuare una patologia già evidente, studiarla e cercare il trattamento più adatto. Oggi una parte dell’industria farmaceutica tenta di arretrare il punto d’intervento, concentrandosi sulla possibilità di mantenere le persone in salute più a lungo.
Lilly, la maggiore azienda farmaceutica mondiale, ha collocato questa prospettiva al centro della propria strategia. La direzione indicata dal presidente e amministratore delegato Dave Ricks parte dai medicinali contro l’obesità e si estende alla prevenzione, alla gestione dei dati, alle tecnologie digitali e al rapporto continuativo con i pazienti. L’ambizione, raccontata a luglio da The Economist, è costruire «un diverso tipo di casa farmaceutica», meno legata alla sola cura della malattia.
Il sistema sanitario deve anticipare
Intercettare una persona esposta a un rischio non è sufficiente se poi quella persona non viene raggiunta dai servizi. Allo stesso modo, una diagnosi anticipata perde valore quando non è seguita da un percorso assistenziale chiaro e coordinato. Anche l’arrivo concreto di un medicinale può richiedere mesi o anni dopo l’autorizzazione.
Questa esigenza è stata al centro di State of Health – The Milan Dialogue, promosso da Lilly durante l’Assemblea annuale EASD 2026. A Milano istituzioni, medici, ricercatori, rappresentanti dei pazienti ed esperti di economia sanitaria hanno discusso della salute cardiometabolica in Europa, con la partecipazione, tra gli altri, di Antonio Tajani, Paolo Gentiloni, Chantal Mathieu, Francesco Giorgino e Tadej Battelino.
Diabete, i numeri mostrano il divario
Nel diabete di tipo 2 la ricerca clinica non punta più soltanto a correggere un singolo parametro. L’approccio si è allargato alla protezione complessiva dell’organismo, intervenendo il prima possibile su glicemia, peso, pressione arteriosa e grassi nel sangue.
I risultati, tuttavia, non riflettono ancora del tutto questo progresso. Una meta-analisi di 63 studi, condotti su oltre 1,6 milioni di persone, rileva che il 44% raggiunge l’obiettivo glicemico, il 41% quello pressorio e il 47% quello relativo ai lipidi. Solo il 12% centra contemporaneamente tutti e tre i traguardi. Inoltre, tra il 1997 e il 2023, in Europa e Nord America non è stato osservato un miglioramento misurabile nella percentuale di pazienti arrivati al target glicemico.
Il costo nascosto dei ritardi
Il documento di indirizzo di Lilly, intitolato “The Missing Chapter – Cardiometabolic health and the economics of acting earlier in Europe”, individua le difficoltà anche prima dell’avvio di una terapia. Tra i nodi ci sono l’identificazione delle persone a rischio, la rapidità della diagnosi, il coordinamento tra professionisti e la capacità di usare i dati per capire dove il percorso assistenziale si interrompe.
In Europa circa 22 milioni di adulti con diabete, secondo la Federazione internazionale del diabete, non sanno di avere la malattia. Il ritardo nella diagnosi si somma poi alle conseguenze economiche delle complicanze: ricoveri, assenze dal lavoro, sostegno familiare e uscita anticipata dall’occupazione. Le malattie cardiovascolari costano ogni anno oltre 282 miliardi di euro, compresi 47 miliardi attribuiti alla produttività persa. Nel 2021 hanno inoltre prodotto 256 milioni di giornate di lavoro cancellate per malattia o disabilità e 1,3 milioni di anni lavorativi persi per morte prematura.
Una nuova misura per valutare la salute
Secondo l’impostazione proposta da Lilly, i bilanci sanitari non dovrebbero fermarsi al prezzo di una singola terapia. Una patologia cronica attraversa infatti diversi servizi e genera conseguenze che coinvolgono pazienti, famiglie, aziende e sistemi previdenziali. Per questo la valutazione dovrebbe considerare l’intero percorso della persona e non soltanto il costo immediato dell’intervento.
Durante l’incontro milanese Paolo Gentiloni ha collegato la prevenzione alla sostenibilità del sistema di protezione sanitaria e alla crescita economica. «Dobbiamo riscoprire l’importanza della salute come leva per la competitività della nostra economia», ha affermato, sottolineando che gli investimenti in salute possono produrre effetti anche oltre il settore sanitario.
Anche l’accesso resta un ostacolo
Un ulteriore ritardo riguarda la disponibilità effettiva dei medicinali. Dei 168 farmaci autorizzati con procedura centralizzata nell’Unione europea tra il 2021 e il 2024, quasi la metà non risultava reperibile in almeno uno Stato europeo a gennaio 2026.
Il tempo mediano trascorso fra l’autorizzazione e l’arrivo sul mercato era di 532 giorni, con valori compresi tra 56 e 1.201 giorni. Il dato mostra che anticipare la diagnosi e sviluppare terapie innovative non basta: perché la prevenzione diventi concreta, il paziente deve poter accedere rapidamente al percorso di cura e il sistema deve riuscire a sostenerlo nel tempo.