La cooperativa che rilancia i borghi: ecco la vincitrice del premio 2026
Al Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze si è discusso di energia condivisa, abitare, nuove imprese sostenibili e sviluppo fondato sulle comunità.
È Atipiche, cooperativa di Collalto Sabino, in provincia di Rieti, la realtà scelta per il Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026. Il progetto trasforma la fermentazione e le produzioni locali in un percorso che unisce filiera corta, formazione alimentare, laboratori, catering e valorizzazione del territorio.
La premiazione è stata uno dei momenti centrali dell’ottava edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, dove il confronto si è concentrato sui legami tra sostenibilità, inclusione, innovazione e partecipazione. Nel corso della terza giornata sono stati affrontati anche il futuro delle comunità energetiche, l’emergenza abitativa e il rapporto tra economia sociale e cultura.
Atipiche punta sulla rigenerazione rurale
La cooperativa vincitrice propone un modello economico costruito attorno al sapere agricolo e alla partecipazione della comunità. Le attività non si limitano alla produzione: comprendono esperienze sul territorio, percorsi di educazione alimentare e iniziative capaci di rafforzare il presidio dei luoghi.
Silvia Rossi, direttrice di Fondosviluppo, ha sottolineato che il radicamento locale può diventare un vantaggio competitivo soltanto se accompagnato da innovazione, competenze manageriali, investimenti, strumenti digitali e capacità di coinvolgere le nuove generazioni. Franco Ferrarini, vicepresidente della Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS, ha ricordato invece il sostegno offerto dal Credito Cooperativo a cooperative e nuove imprese, anche attraverso percorsi di formazione imprenditoriale.
L’energia condivisa resta poco conosciuta
La ricerca presentata durante l’incontro sulla democrazia energetica ha analizzato 351 Comunità Energetiche Rinnovabili, comprese quelle solidali e a impatto sociale. Dai risultati emerge che queste esperienze crescono soprattutto nei territori dove sono già presenti reti associative e istituzioni solide; i modelli più efficaci coinvolgono più soggetti e producono risparmio, investimenti locali, contrasto alla povertà e relazioni sociali.
Rimane però molto basso il livello di conoscenza dello strumento: l’indice NESC si ferma a 0,32 su 1. Tra le proposte emerse c’è il riconoscimento delle comunità energetiche come soggetti economici, con maggiore accesso alle risorse e obblighi chiari di trasparenza e responsabilità.
Nicola Armaroli, dirigente di ricerca del CNR e divulgatore, ha evidenziato che gran parte delle tecnologie necessarie alla transizione è già disponibile. Il vero ostacolo, ha spiegato, è anche organizzativo e culturale: in Italia esistono richieste di connessione per 300 GW di impianti rinnovabili, a fronte di una potenza di punta compresa tra 45 e 50 GW, ma mancano perfino tecnici qualificati come gli elettricisti.
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La casa divide e moltiplica le disuguaglianze
Un altro confronto ha riguardato il diritto all’abitare e le persone che rischiano di rimanere escluse dai cambiamenti sociali ed economici. Lorenzo Terzani, presidente del Consorzio Fabrica, ha spiegato che le cooperative sociali si sono occupate a lungo soprattutto di minori e anziani, mentre il tema della casa è diventato centrale per sostenere le fasce più fragili.
Anna Meli, presidente di COSPE, ha richiamato l’intreccio tra difficoltà economiche e discriminazioni. Precari, giovani, studenti e famiglie con redditi bassi o medio-bassi affrontano ostacoli ancora più pesanti quando alla precarietà si aggiungono un cognome straniero, il colore della pelle o la condizione legata al permesso di soggiorno.
Alessandro Santoni, sindaco di San Benedetto Val di Sambro e coordinatore nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI, ha spostato l’attenzione sulla libertà di scelta. A suo giudizio, chi resta indietro non coincide necessariamente con chi vive lontano dai grandi centri: anche i piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, sono parte della stessa sfida nazionale.
Economia civile come visione comune
Nel dialogo dedicato a economia sociale ed economia civile, Stefano Zamagni ha presentato quest’ultima come una chiave di lettura della realtà, legata nella modernità alla tradizione francescana. All’interno di questa prospettiva possono trovare posto modelli differenti, tra cui l’economia sociale, applicata in contesti storici e geografici diversi.
Gabriele Sepio, segretario generale della Fondazione Terzjus, ha ricondotto gli attuali modelli sociali alla storia dell’economia civile. Si tratta di organizzazioni senza scopo di lucro che rispondono ai bisogni collettivi attraverso forme di governo democratiche e partecipate; principi come reciprocità, gratuità e mutualità trovano oggi un riferimento nel Piano nazionale per l’economia sociale.
Il Festival ha infine riservato spazio al ruolo della cultura nell’economia civile. Matteo Spanò, presidente della Fondazione MUS.E Firenze, ha osservato che il coinvolgimento della cultura è coerente con un appuntamento dedicato a un’economia capace di mettere in relazione imprese, persone, territori e valori condivisi.
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