Kharkiv, militare evacuato con un drone dopo otto mesi nascosto
Il militare ucraino, ferito e nascosto per mesi, è stato trasportato per 15 chilometri da un esacottero.
Kostiantyn Vlasenko è stato portato in salvo con un esacottero dopo 491 giorni trascorsi al fronte ucraino. Il militare, 49 anni, aveva perso entrambi i piedi ed era rimasto nascosto per quasi otto mesi in una buca sotto una scuola distrutta.
«Non avevo paura di cadere nella foresta. Temevo invece di finire in acqua, perché non so nuotare», ha raccontato Vlasenko parlando del trasferimento. Il velivolo lo ha sollevato a circa 70 metri dal suolo e lo ha trasportato per 15 chilometri, in una delle aree più esposte ai combattimenti.
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Il recupero con l’esacottero
L’evacuazione è avvenuta il 4 ottobre. Vlasenko è stato fissato a un cavo collegato a un Ayudag-6, modello a sei rotori destinato al trasporto di carichi pesanti. Il tragitto aereo è durato circa 15 minuti.
Tre droni hanno accompagnato il volo con compiti di protezione, mentre altre unità ucraine attaccavano le postazioni russe. Per completare il trasferimento sono stati utilizzati anche mezzi terrestri senza equipaggio. Secondo i comandanti ucraini, si tratterebbe del primo recupero noto di un soldato ferito realizzato per via aerea con un velivolo senza pilota.
La lunga permanenza nella scuola
La vicenda era iniziata nel 2025, quando Vlasenko era stato assegnato alla 30ª brigata meccanizzata nella regione di Kharkiv. Insieme al commilitone noto come Basky riceveva rifornimenti mediante piccoli droni, perché ogni spostamento all’esterno attirava la sorveglianza dei velivoli russi.
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Dopo l’allagamento del loro rifugio, nel febbraio 2026, i due si erano trasferiti in una scuola bombardata. Mentre cercavano provviste, un drone russo li aveva individuati: Basky era morto quel giorno, proprio nel giorno del suo cinquantesimo compleanno. Vlasenko, colpito alle gambe, aveva raggiunto una cavità larga appena 80 centimetri e profonda 60, ricavata sotto una vecchia caldaia.
Ferite e riabilitazione a Kharkiv
Il piede sinistro era andato incontro a necrosi, mentre la gamba destra gli impediva di muoversi. Dopo circa tre mesi, rimasto senza alternative, Vlasenko aveva usato un coltello per amputarsi il piede. «Mi ero già sepolto. Sapevo che non c’era più speranza», ha detto dal letto dell’ospedale di Kharkiv.
I compagni avevano già provato a raggiungerlo con due mezzi terrestri controllati a distanza, ma entrambi erano stati distrutti. Alla vigilia dell’operazione gli erano stati consegnati un’imbracatura e un telefono con le istruzioni per agganciarsi al cavo. Ora il militare è ricoverato a Kharkiv e affronta la riabilitazione.
Durante la permanenza al fronte non aveva potuto partecipare al matrimonio della figlia. «Volevo tanto abbracciare e baciare mia figlia. E conoscere suo marito», ha raccontato. La moglie gli ha chiesto di restare lontano dai combattimenti, ma Vlasenko valuta di aiutare ancora i commilitoni nelle retrovie.
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