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Attualità 1 min di lettura1 ora fa

Kast mantiene Rabat al governo dopo le pene ridotte

L'opposizione ha avviato la procedura contro il ministro, mentre il presidente parla di fallimento dello Stato

Il governo cileno ha ridotto le condanne di 56 detenuti, ammettendo poi l'errore nella gestione dei provvedimenti.

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L'accusa contro il ministro

L'opposizione cilena ha avviato la procedura per rimuovere Fernando Rabat attraverso un'accusa costituzionale. Il ministro della Giustizia aveva firmato i decreti negli ultimi sei mesi, finiti al centro delle contestazioni.

José Antonio Kast, pur riconoscendo la gravità della crisi politica, ha scelto di confermare Rabat. Durante il messaggio televisivo, il presidente ha spiegato: "Ho deciso che continui nelle sue funzioni con una responsabilità molto concreta, guidare le soluzioni, chiarire l'accaduto e assicurare che una situazione come questa non si ripeta mai più".

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I beneficiari delle riduzioni

Secondo le informazioni disponibili, la maggior parte dei detenuti interessati stava scontando pene per violenze sessuali ai danni di minori. Tra i beneficiari risultano inoltre almeno due persone condannate per violazioni dei diritti umani commesse durante la dittatura di Augusto Pinochet.

Kast ha riconosciuto la responsabilità dell'esecutivo in un intervento rivolto al Paese. "A quelle vittime dico con chiarezza che lo Stato ha fallito con loro", ha dichiarato, aggiungendo che nessuna motivazione tecnica, giuridica o amministrativa può rendere accettabile la scarcerazione anticipata di chi ha aggredito una vittima. Le relazioni penitenziarie, inoltre, indicano per i condannati un elevato rischio di recidiva.

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