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Attualità 2 min di lettura2 ore fa

Israele verso nuove elezioni, Milshtein esclude una maggioranza

Né Netanyahu né Eisenkot avrebbero i 61 seggi necessari; restano da contare le schede di soldati, diplomatici e detenuti

In Israele nessuno dei due principali schieramenti avrebbe i numeri per governare e nuove elezioni sono, al momento, l'ipotesi più probabile.

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Le decisioni del governo provvisorio

Michael Milshtein, analista politico e direttore del Forum per gli studi palestinesi al Centro Moshe Dayan di Tel Aviv, avverte che il possibile ritorno alle urne aprirebbe un periodo di forte incertezza istituzionale. La fase transitoria potrebbe durare alcune settimane, un mese o anche più.

Durante questo intervallo, però, un esecutivo ad interim dovrebbe occuparsi di questioni militari e diplomatiche già urgenti. Tra queste figurano l'eventuale offensiva contro l'Iran e la gestione dei fronti in Libano, a Gaza e in Siria: secondo Milshtein, affidare decisioni di tale portata a un governo provvisorio sarebbe "estremamente problematico".

L'analista ritiene inoltre improbabile che uno dei due blocchi raggiunga la soglia di 61 seggi. Venerdì mattina il quadro potrebbe diventare più leggibile; la settimana successiva, invece, potrebbe essere dedicata a trattative complesse e alla ricerca di accordi, compresa la possibilità di convocare altre elezioni.


Mancano ancora alcune schede

Lo scrutinio ha riguardato quasi tutte le schede, ma il risultato ufficiale non è ancora completo. Il conteggio delle buste doppie, che comprendono i voti espressi da militari, diplomatici e detenuti, dovrebbe concludersi entro venerdì mattina.

Le parlamentari hanno registrato un'affluenza record e una partecipazione particolarmente elevata degli elettori arabi. Nonostante ciò, né il blocco guidato da Benjamin Netanyahu né quello associato a Gadi Eisenkot avrebbe ottenuto la maggioranza richiesta alla Knesset.

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Le possibili alleanze

Una prima strada porterebbe Eisenkot a collaborare con i partiti arabi, soprattutto con Ra'am, la Lista Araba Unita. Sarebbe una scelta in contrasto con gli impegni assunti durante la campagna elettorale e, secondo Milshtein, potrebbe produrre un esecutivo debole, instabile e destinato a durare soltanto sei mesi o un anno.

La seconda ipotesi riguarda un'intesa tra Eisenkot e Netanyahu per un governo di unità nazionale. Nella coalizione potrebbero entrare Bennett, Lapid e forse Smotrich, mentre resterebbero fuori i partiti arabi e, con ogni probabilità, anche gli Haredi.

Eisenkot aveva però escluso pubblicamente una collaborazione di questo tipo. A sostegno dell'ipotesi unitaria si sono espressi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente israeliano Herzog, entrambi favorevoli a questa soluzione.


Il ritorno alle urne

Per Milshtein, il terzo percorso resta quello con le maggiori probabilità di concretizzarsi. L'analista ha descritto la situazione come un "vuoto politico" aggravato dalla necessità di assumere decisioni immediate su più fronti.

La prospettiva di nuove elezioni alimenta intanto delusione e frustrazione tra molti cittadini israeliani. Gli altri due accordi, secondo l'ex colonnello dell'intelligence israeliana, appaiono meno plausibili, anche se nei prossimi giorni potrebbero essere valutate soluzioni politiche articolate.

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